Non sono certamente un tifoso di Roberto Vannacci leader di un partito, Futuro Nazionale, di cui non ho ancora ben capito quale siano gli obiettivi politici nel medio e lungo periodo. Tuttavia, in merito alla diatriba che si è scatenata su alcune prese di posizione del generale, in particolare quando ha messo in discussione la recente fattispecie di reato denominata femminicidio e l’altra perla delle quote rosa, non posso che trovarmi in sostanziale accordo con lui.
Ma come era inevitabile che accadesse, soprattutto in relazione al femminicidio, soprattutto a sinistra si è scatenato il solito coro di indignazione contro Vannacci, a cui in modo del tutto autonomo si è aggiunta Roberta Bruzzone. In questo senso, come suo costume, la criminologa dei salotti televisivi non ha usato mezze misure, attaccando a testa bassa le, a mio avviso, abbastanza fondate argomentazioni del militare prestato alla politica.
“In Italia – ha dichiarato la Bruzzone – il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025, sostenere oggi che non esiste significa non solo negare una realtà assodata e scritta nel sangue di migliaia di donne, ma anche ignorare l’ordinamento vigente. Dire che il femminicidio non esiste – ha sentenziato la nostra – non è una provocazione, è una sciocchezza tecnicamente imbarazzante, politicamente e culturalmente pericolosa”.
Ora, vorrei ricordare anche a chi specula politicamente su questo argomento, considerando che sul piano elettorale le donne sono più numerose degli uomini, che a quanto mi risulta l’Italia è stato il primo Paese europeo ad introdurre questa sorta di specificazione dell’omicidio (per la cronaca la legge che introduce il reato di femminicidio è stata definitivamente approvata il 25 novembre del 2025), mentre nella gran parte del mondo, con l’eccezione di alcuni Stati dell’America latina, esiste ciò che vigeva da noi prima di questa modifica al Codice penali; ovvero tutta una serie di aggravanti in grado di appesantire la pena per i colpevoli. Già proprio la pena certa la quale, al di là delle chiacchiere e dei distintivi dei soliti acchiappavoti o acchiappaclick, interessa veramente ai cittadini pacifici e volenterosi che vivono in una democrazia avanzata.
In questo senso, mi permetto di ricordare alla Bruzzone un vecchio detto che alcuni attribuiscono a Deng Xiaoping. Un detto che rappresenta una buona metafora per la questione in oggetto: “non importa di colore sia il gatto, l’importante è che esso prenda i topi”. Come dire, che si chiami femminicidio o omicidio aggravato, se a prescindere dalla definizione “il topo” caduto in trappola si becca l’ergastolo, la sostanza non cambia di una virgola.
Claudio Romiti, 20 giugno 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


