A vedere certi modi di fare, il pensiero ci ha più volte corteggiati; ma quando si esagera e si scade nel finto iconismo pop, il pensiero diventa un parallelismo immediato: il Partito Democratico si sente all’assemblea d’istituto delle superiori.
Patrizia Prestipino, non proprio una scolaretta ma un deputato della repubblica in quota dem, un paio di giorni fa si è presentata in Parlamento con una t-shirt rossa rappresentante Che Guevara. Non è dato sapersi se i deputati del campo largo abbiano una deroga rispetto alle regole di decoro dell’aula in tema di sobrietà dell’abbigliamento.
Quel che invece è certo, oltre all’esibizione incresciosa della maglietta dell’assassino comunista, è che la Prestipino, con un post su Facebook che la immortalava in tenuta da giovane alternativa neo eletta al consiglio d’istituto, ha ritenuto di omaggiare i giovani democratici -che a detta sua quel cencio gliel’avrebbero regalato – e il Che in persona, allegando e sposando il contenuto di una frase a lui riconducibile che inneggia alla lotta.
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Ebbene, se i giovani democratici alle T-shirt di cattivo gusto ci sono abituati (come successe a Vasto nel 2025 quando durante un congresso giovanile cittadino una giovane leva del partito indossò una maglietta che rimandava alle Brigate rosse) mi chiedo se l’onorevole Prestipino – eletta dagli italiani e non da rappresentanti di classe scalmanati con i grilli della ribellione adolescenziale per la testa – non si vergogni di esibire con orgoglio un simbolo dell’oppressione, il volto di un assassino comunista responsabile di migliaia di esecuzioni sommarie, della fame a Cuba e noto per la persecuzione di preti e omosessuali.
Lei che appartiene alle fila degli inclusivi per autodichiarazione, quella pletora di immacolati affannati ad accreditarsi facendo a gara dipurezza, non si vergogna ad esaltare un boia sanguinario che disprezzava i diritti umani e reprimeva i dissidenti deportandoli nei campi di lavoro e rieducazione?
Prestipino davvero non si sente attraversata da un sussulto di coscienza facendo questa pagliacciata nella casa della libertà, della democrazia e della rappresentanza politica della Repubblica? Ha idea di chi sia il mostro che ha disegnato sulla maglietta?
Quali sarebbero i punti politici o ideologici che accomunano l’esperienza devastante del comunismo a Cuba e il suo partito? Vuole forse dirci che gli occhiolini che da sinistra ogni tanto sono arrivati fino a Maduro non erano posizioni politiche ma dichiarazioni ideologiche? Spero vivamente che l’onorevole non sappia nulla di tutto questo: l’unica scusante che le si può concedere, è proprio l’ignoranza.
Francesco Catera, 18 luglio 2026
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