Lo chiamano emendamento “anti Vannacci”, e in effetti il generale è il bersaglio designato. Ma guardando il dito si perde di vista la luna che ha la faccia di Matteo Renzi. L’emendamento riguarda la legge elettorale “Bignami Bis” che è in discussione in Parlamento in questi giorni.
Antefatto
Per presentare le liste alle politiche servono le firme. La legge vigente esonera dalla raccolta soltanto le forze con un gruppo parlamentare in entrambe le Camere e dall’inizio della legislatura Parrebbe una ratio sensata, pensata per sbarrare la strada alle liste “civetta”. L’altro ieri, però, in commissione Affari costituzionali è atterrato un emendamento Richetti-Marattin, opportunamente riformulato dai relatori di maggioranza, che modifica il criterio: esonerato chiunque abbia un gruppo anche in una sola Camera, purché costituito entro il 31 dicembre 2025. Un discrimine ad-hoc, quasi chirurgico.
Chi si salva, chi resta al banchetto
Dentro la rete di sicurezza dell’esonero finiscono Azione, Noi Moderati, Avs e Italia Viva. Fuori restano Futuro Nazionale, nato nel 2026 e dunque tagliato fuori dalla rete di sicurezza, per anagrafe, il Progetto Civico di Onorato e, soprattutto, +Europa. Quest’ultima esclusione è il paradosso più icastico: nel 2022 +Europa raccolse 790mila voti, il 2,9%, mentre Noi Moderati si fermò allo 0,9%. Il partito che ha preso il triplo dei consensi dovrà sudarsi le firme, letteralmente dati i tempi stretti per la raccolta. Ecco il punto cogente: la norma non disarma Vannacci, che anzi può disarmarsi da solo raccogliendo le 150mila firme che, tra l’altro afferma di avere già, e che comunque (a dar credito ai sondaggi che lo spingono in proiezione oltre al 6%) non dovrebbe faticare a raccogliere. Come effetto collaterale la norma consegna a Renzi un’arma efficace. I cespugli centristi che orbitano intorno al campo largo se vorranno correre dovranno scegliere tra il farsi piacere Renzi e accomodarsi sotto l’ombrello della Casa Riformista, oppure allestire i banchetti nelle piazze raccogliendo le firme autenticate di fronte a un Cancelliere o a un Notaio.
La processione a Canossa
E così si capisce perché Renzi attendesse questo emendamento con trepidazione. Da Alessandro Onorato al socialista Enzo Maraio, da Ernesto Maria Ruffini a Vincenzo Spadafora, fino a +Europa. Diventano tutti potenziali postulanti chiamati alla piccola Canossa riformista. Senza l’esenzione, l’alternativa è brutale. Sono 2.000 firme per collegio plurinominale, 49 alla Camera e 33 al Senato, per un totale di circa 150mila.Tutte autenticate ai banchetti, ma presumibilmente, dati i tempi dell’iter, sotto il sole d’agosto, perché la maggioranza ha cassato la firma digitale.
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Il silenzio eloquente
A sinistra si sono levate flebili note di dissenso su questo emendamento. L’emendamento “sana” le posizioni di Azione, Avs e della stessa Italia Viva, cioè pezzi pregiati del campo largo. Difficile indignarsi per una manovra che ti toglie le castagne dal fuoco. L’unico furibondo, (a ragione) è Riccardo Magi, a cui si nega l’esonero pur avendo più consenso di un alleato di governo già esentato. Resta il calendario, che tradisce la fretta. Il Bignami Bis è in Aula per la discussione generale; la maggioranza ha cerchiato in rosso sul calendario la data del 7 luglio, per il via libera di Montecitorio, e punta a chiudere al Senato entro la pausa estiva, all’occorrenza con la fiducia.
Giulio Galetti, 27 giugno 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


