Non l’avevo mai vista davvero, mai sentita parlare. Era meglio. Soccorre, me tapino, un podcast militante, perché adesso i politici si fanno i pdocast di servizio, e allora signore e signori: ecco a voi Elisabetta Piccolotti in Fratoianni, l’altra metà di una mela rossa che non è facile capire che ci faccia in Parlamento al netto dell’incremento del rispettivo emolumento. Davvero fastidiosa, opinione personale ma innegabile: clamorosamente insopportabile todo modo. Per cosa (non) dice, per come lo dice, per la spocchia post comunista sempre un po’ comunista inzuppata in vanità da influencer.
“Naturalità, Disscendo disciamo, debbolezza”… Sarà un vezzo, “questa romanità che ci ha rotto un po’ le palle”, ma trasversale, oh quanto trasversale!… Betty Piccolotti pratica la modulazione enfatica di chi si ascolta molto, forse anche al registratore; piace molto anche a quel tipetto andante con maglia comunista a righe che le stende davanti tappeti di adorazione, ride esageratamente ad ogni passaggio, tanto più che lady Tesla dice niente, in compenso ride molto, perché si trova simpatica, irresistibile, bamboleggia (pazienza se ci darà dei sessisti, anzi dei ‘frame sessisti”), motteggia: poi può rigirarsela come vuole ma nulla ci leva dalla testa il legittimo dubbio che stia in Parlamento come moglie di, punto.
Tutto il resto è noia, retorica palestinese in birignao arrogante, del tipo io parlo, gli altri non hanno voce in capitolo, e il bimbo con magliettina comunista a righe che sogna la mogliettina, annuisce in modalità pupazzetto da lunotto, in frame tutt’altro che maschilista, anzi vagamente “efebbico”, ma é il contegno woke, sapete, dopo descenni di sessismo, uhm, anche a sinistra, nzomma sce sta, sce sta, “ambiente lavoro pasce”. Meglio l’orso o Meloni nel bosco? Ecco il livello, ecco il picco analitico (comunque meglio il compagno orso, eh, ah, oh, risatine). Anche quando arriva a dire che “c’è una bella differenza tra comunismo e fascismo” perché “il comunismo ha, diciamo, nei suoi obiettivi teorizzati la liberazione delle persone”. Vallo a dire a quelli morti nei Gulag.
Prodotto tipico da sottopotere romano, la Teslina a targhe alterne, dipende da come si posiziona Musk (però non la vende, in fondo l’ha pagata solo 40mila, sciao poveri). Quella che protestava essendosi alzata alle 6 per andare a votare, e ci mancava chiedesse di far passare il parlamentare come lavoro usurante. Corresponsabile col marito di una serie di elezioni pregiudizievoli se non pregiudicate: Ilaria, Mimmo. Sce sarebbe pure l’ex Abou, ormai sbiancato, rinnegato, che nel frattempo s’è buttato a destra come Totò. In tutto questo, er contribbuto de Bbetty ar Paese, alle masse, pare un po’ evanessscénte, ma saremo noi prevenuti in frame patriarcale. I fratoiannez sono due che hanno imparato a stare al mondo, altro che lotta di classe e cazzate da 1848 che manco conoscono.
Ma va detta una cosa.
Piccolotti non merita lo scetticismo che da parte, e buona parte, della sinistra la raggiunge: lei è la donna moderna di sinistra per antonomasia, l’epitome della donna di sinistra: quell’insostenibile leggerezza dell’essere privilegiata, quella verbosità acustica, quelle giaculatorie di luoghi comuni(sti) senza dimora, quella superfiscialità come sistema di vita: più parla e meno dice, è un capolavoro di vaporisità, ma compiaciuta: e questa è una benedizione, perché a sospettare tanta vaghezza si rischia una crisi esistenziale. Non c’è pericolo: la spocchia è impermeabile, soccorrono i testi sacri del wokismo a pugnetto chiuso, tutta roba gassosa ma che riempie la bocca, la pancia e la testa. O almeno la Tesla.
Max Del Papa, 23 gennaio 2026
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