Politico Quotidiano

Landini si vergogni: gli imprenditori veneti non sono sfruttatori

L'attacco del leader della Cgil al "modello Veneto" con parole deliranti

Maurizio Landini
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Le parole pronunciate da Maurizio Landini a Padova ieri suonano più come uno sgangherato attacco politico che un’analisi seria della realtà economica regionale e, più in generale, italiana. Il segretario della CGIL, confermandosi nuovamente più un leader del campo largo che un sindacalista, ha definito il modello Veneto come “fermo” perché basato su “sfruttamento, appalto, subappalto, massimo ribasso e caporalato”. Un’affermazione gravissima e delirante di fronte ai numeri eccellenti della regione.

Il Veneto resta una delle migliori locomotive del Paese. Il tasso di disoccupazione è al 3,1% (terzo trimestre 2025), contro il 5,8% italiano, mentre il tasso di occupazione tocca il 69% rispetto al 62,5% nazionale. La regione conta circa 414 mila imprese attive, pari all’8,2% del totale italiano, con un tessuto di piccole e medie aziende innovative nei distretti della meccanica, dell’arredamento, dell’agroalimentare e delle macchine utensili. La filosofia, l’etica, l’abnegazione e la cultura del lavoro degli imprenditori veneti sono cosa nota a livello nazionale.

Il modello florido della regione non è assolutamente, al contrario di ciò che dice Landini, il prodotto di un non meglio precisato sfruttamento sistematico, ma di decenni di imprenditorialità diffusa, flessibilità, innovazione e capacità di stare sui mercati internazionali. Un modello che ha trasformato la regione in una delle più ricche e dinamiche d’Italia, offrendo opportunità di lavoro e benessere superiori alla media nazionale. Esistono, come ovunque, problemi di subappalto irregolare e lavoro nero, soprattutto in certi segmenti dell’agricoltura e della logistica. Ma attribuirli al cuore del successo veneto significa insultare centinaia di migliaia di imprenditori seri e milioni di lavoratori che con fatica e rischio hanno costruito questa prosperità.

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Giustamente stizzite le risposte da parte degli amministratori locali. Lapidario il vicepresidente della Regione Veneto, Roberto Pavanetto: “Landini offende il Veneto e chi ha costruito con la fatica il miracolo della nostra terra. Il segretario Cgil forse infastidito da successo di un modello nato dall’alleanza tra imprese e lavoratori”.

Anziché farneticare contro una regione che funziona, Landini dovrebbe forse farsi un esame di coscienza. La CGIL, sotto la sua guida, ha sottoscritto contratti collettivi nazionali in settori come la vigilanza privata e i multiservizi che prevedono retribuzioni orarie di base molto contenute (addirittura intorno ai 5-6 euro lordi) mentre si batte con forza il petto per l’introduzione di un salario minimo legale nazionale. E in tutto ciò ha anche il coraggio di generalizzare e lapidare pubblicamente un pezzo cruciale del motore Italia come il Veneto.

Ormai è chiaro a tutti che il grande Landini dovrebbe avere quantomeno l’onestà intellettuale di lasciare il redditizio scranno della CGIL, iniziando (o forse proseguendo…) la sua carriera politica fuori dal sindacato. Quest’uomo non ha più un briciolo di credibilità nel suo ruolo e, constatando come attacchi sistematicamente tutto ciò che sia governato, gestito, o anche più banalmente riconducibile al centrodestra è evidente che il suo futuro sia il campo largo e nulla più.

Alessandro Bonelli, 3 luglio 2026

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