Non illudetevi, il woke non morirà, non può morire perché il suo veleno ci è entrato nel sangue e nella mente; non muore perché è egomonismo e Gramsci del woke fu in certo qual modo l’antenato postulando non solo il potere del fanatismo sulle menti ma la necessità di aggiornarlo in perpetuo; il woke è marxismo e il marxismo, alla fine, è la incessante rigenerazione del comunismo nei modi più bislacchi e più insistenti, dallo strutturalismo al razzismo politicamente corretto. È morto il woke, viva il woke! La cui resilienza si coglie da interventi mortiferi, troppo fluviali per riportarli tutti, sufficienti comunque a confermare in ogni riga, ogni parola che la battaglia per un rinsavimento, per un recupero della serietà morale, civile, culturale è persa.
Il primo è di Chiara Valerio che divaga. “Della cultura woke mi ha immediatamente convinto l’aver evidenziato quanto le battaglie per i diritti non potessero procedere ‘in serie’, cioè un diritto prima di un altro, ma ‘in parallelo’, cioè un diritto insieme a un altro. Meglio. Un diritto-dovere insieme a un altro diritto-dovere. (…) Così, mi sono detta, sì, mettiamo tutto insieme (Il woke mi è subito piaciuto perché si presentava come pratica. Una pratica di orizzontalità. Questa la prima impressione che mi ha fatto il woke. (…)”; e ci mette tre pagine per ammettere, “L’idea che mi ero fatta del woke mi ha deluso quando ho capito che il woke si stava arroccando sulle identità”. Salvo rincarare: “Gaia Furrer, direttrice delle Giornate degli Autori della Mostra del cinema di Venezia, ad Arianna Finos che, su Repubblica, le chiedeva delle registe donne, ha risposto: «La selezione dipende anche dal tuo sguardo, dal mondo che vedi, e da quello che vorresti vedere». (…) Da dove parlo? All’intersezione di quali insiemi mi trovo (l’insiemistica, che ben funziona per l’identità, è la matematica che non spaventa)? Donna, guardo la pallavolo, bianca, mi piace il risotto, scuola pubblica, centro Italia, studi superiori, automunita, il mio colore preferito è il verde bosco, omosessuale, mi piace il teorema di Gödel, anche se non so più dimostrarlo, ascolto Martha Argerich. (…)
Un delirio. L’altro si deve alle certezze surgelate di Concita de Gregorio: “In fila alla cassa, una fila lunghissima, ci sono stranieri e persone anziane. Pagano con le monetine, pezzi da cinquanta e venti centesimi, le tengono in mano da molto prima di arrivare alla cassa. Le contano, le ricontano, a volte si sbagliano e la fila si ferma. Mancano dieci centesimi. Cosa lasciamo? Chiede all’uomo la donna che ha la testa coperta dal velo, parlano a voce bassa. Non so. Decidi tu. Il latte? Va bene. Tengono gli occhi bassi. Non si capisce la loro lingua, naturalmente, ma si capisce. Che si vergognano, per esempio, si capisce”. Ma dove, ma in quale film? Forse al supermercato sotto casa della proletaria Concita, perché negli altri gli islamici non si vergognano per niente, fanno casino, vogliono cacciare i cani impuri, non fanno la fila e se li rimetti in riga ti urlano: islamofobo, in perfetto italiano.
Dopodiché si passa alle questioni cruciali del destino del Pd, del Campo largo, della sorte dello Spin Time, roccaforte piddina in forma di centro sociale abusivo dedito alle attività ludiche tra cui la circolazione di droga. Il woke è tante cose, tutte brutte, tutte nefaste, ma è soprattutto questa antonomasia delle idee impossibili o inconsistenti o inesistenti, questo scrivere male per pensare male per difendere assunti insostenibili, cui neppure chi li espone crede davvero; è questo buttar dentro tutto pescando dal pozzo della subcultura per dummies, le poetesse sconosciute, i menestrelli organici di breve stagione come tali Virginiana Miller il cui cantante si è riciclato nel parastato, fa l’assessore nella comunistissima Livorno, è l’arroganza classista che soavemente rinfaccia a chi legge la propria presunta superiorità culturale, “ascolto Martha Argerich” e più non dimandare, è la pretesa leninista migliorista di dar la linea da una scrivania, chiedersi come fa la Concita in modo ponderoso “se la sinistra debba occuparsi, per essere credibile ed eventualmente vincere le prossime elezioni e governare, di emergenza migranti o di diritto alla casa, di sicurezza o di salute, di crisi climatica o di lavoro”.
La solita fuffa per iniziati o alienati speculativi, siano benedette sempre le “Imposture intellettuali” di Sokal e Bricmont antidoto contro la fuffa degli pseudocolti. Ma pur di tenere in piedi la baracca dell’egemonia! Il woke morente, che come un revenant torna, ha dalla sua diverse conquiste: l’horror vacui, quel riempire ogni spiraglio delle sue follie, la storia romanzata in luogo di quella seria, autentica, per cui si può far passare ogni follia come realtà ed unica realtà, ha la stupidità delle mode con cui tirar giù le statue e sostituire gli Shakespeare e Dante col poema di Umpa Lumpa, ha le mitologie alla carlona dell’integrazione irresponsabile e della supremazia nera vittimistica, ha, definitivamente, la balordaggine dei matti che o lo sono o ci fanno ma cambia poco, la spuntano passando immacolati per le umiliazioni del reale, le verifiche del reale, quel volare sulla palla di cannone come il barone di Munchausen di cazzata in cazzata, di bestialità in bestialità con tutti che urlano, applaudono, si adeguano, si superano nello zelo indecente, nella finzione ribalda: adesso i teorici del woke come le stelline inconsistenti americane e, da noi, i rinnegati di rara impudenza, fingono di prenderne le distanze ma è come sempre tattica, strategia per tornare “con più woke che pria”.
Il woke ha una sua natura megalomane, fantasmagorica, egocentrica, paradossale, schizoide, ipocrita che alle plebi piace e non piace ma sempre le seduce. Il woke sarebbe anche articoli come questi di Valerio e De Gregorio, ma qui siamo effettivamente a qualcosa di morente, a un modo cripitico o snobistico di comunicare, di trasmettere idee deboli che ha fatto il suo tempo, che, almeno quello, nessuno ascolta più. In attesa di nuovi e peggiori retori o propagandisti.
Max Del Papa, 24 agosto 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


