Politico Quotidiano

“Levatevi dai c***”, “Testa di c***”. Come si amano: la festa per il No finisce in rissa

Non è cambiato nulla rispetto agli anni di Piombo: c'è sempre uno più comunista che ti epura. E questi vorrebbero governare insieme?

Max del Papa,si insultano tra compagni
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Ai miei quattordici, quindici, diciott’anni, per dire l’intero percorso liceale, speso negli anni di piombo, facevano più assemblee i compagni impegnati che oggi Landini con gli scioperi ed erano tutte pretestuose, esaltate, noi qualunquisti ne approfittavamo per restare direttamente a casa. Ma a volte partecipavamo per cogliere l’occasione di fare i cretini, in proprio o sulla scia delle bestialità che ascoltavamo: cretini sì, proprio idioti no e se uno ragionava coglieva tutta l’isteria massimalista che nascondeva ipocrisie classiste, come quel nostro compagno figlio di avvocati ebrei meneghini, come dire la borghesia più progressista e più arcigna del mondo, con palazzo nobile in Foro Buonaparte che all’indomani di via Fani, di via Caetani invitava a “difendere le ragioni dei compagni delle Brigate Rosse”. Fin che le difendi, male non ti fa, pensavo io. Sapendo che se andavo a trovarlo mi apriva l’anziana cameriera, “un momento, il signorino Paolo sta riposando”.

Quelle assemblee erano divertenti per un motivo fondamentale: finivano regolarmente in rissa tra fondamentalisti in una perenne faida a chi era più estremo ossia idiota ossia fariseo. Cinquant’anni fa come oggi: subito dopo il referendum vinto da quelli che “difendevano la Costituzione”, da cosa non si sa e non volevano saperlo (il regime sanitario non sarebbe stato possibile senza una magistratura intoccabile che lo copriva, e presto lo saprete di nuovo), sciamano nelle piazze i defensor pacis delle razze più curiose: islamici per la Costituzione che tutti i giorni vogliono decapitare, antagonisti per la Costituzione che ogni giorno vogliono far esplodere. Tanto gli preme la democrazia che si abbandonano, tutti, magistrati, scriba e buffoni, a manifestazioni irrisorie, sbracate, provocatorie, di volgarità e di maleducazione esemplare, gesti dell’ombrello, dita alzate, rutti, finti pianti, e subito le prime minacce di epurazione, giusto l’avvertimento di quello famoso, “subito dopo faremo i conti”.

Nelle piazze sciamano anzitutto quelli della generazione Gaza o Cuba, che poi sarebbero generazione F come Fare un cazzo, quelli allevati all’idea della repressione cui obbedire in cambio di mano libera nelle piccole trasgressioni e nei piccoli vizi, nella mala creanza a prato basso, nel consumismo narcotico. Casinisti d’ordine che non conoscevano, non sospettavano niente delle ragioni per cui ricondurre a democrazia una magistratura fuori controllo, abbeverati al verbo degli alternativi d’ordine Ermal Meta e Manuel Agnelli. O Marisona Laurito.

In piazza, tra i festeggiamenti paesani, subito le faide, genetiche, inevitabili: quelli di Potere al Popolo, che sarebbe l’articolazione legale dei nostalgici filoterroristici, addosso ai piddini troppo morbidi seppur massimalisti, secondo l’immutabile filosofia della democrazia selettiva, fuori i fascisti dal corteo, qui non potete starci. Uno spettacolo comico ma deprimente per quella coazione a ripetere, a ripetersi nello squallore ridicolo dell’intolleranza. Avvolto dall’inconfondibile profumo di canne, di sudore, di male e poco lavato. Il profumo dell’antagonismo, così diverso da quello alle essenze dei capitalisti comunisti che vanno a Cuba a ricordare alle vittime del comunismo quanto sono fortunate. E lo fanno dall’unico hotel a 5 Stelle de l’Avana dove non si avvedono del black out che condanna pueblo, strade, ospedali.

“Il PD non è qua, sta con Confindustri-ah, anzi no, fa di più, organizza i caschi blu”. La generazione F cresciuta sui libri di testo dove hanno infilato i Faber e i Gaber. E come fai a non ridere? Ua, ue, uì, il referendum non va lì. Ui, ue, ua, la rivoluzione viene qua. Io so’ più comunista di te, io so’ comunista cosììì! Oggi come cinquanta, cento, duecento anni fa? Nell’epoca della tecnocrazia che determina le opinioni e riplasma i cervelli? L’immagine più drammatica della contraddizione sociale, del fariseismo della sinistra privilegiata che schiaccia la sinistra suo malgrado, sinistra schiacciata dalla sinistra, sta in una foto che circola sui social: i capitalisti occidentali di sinistra in gita che riprendono coi loro giocattoli tecnologici i poveracci spalmati nella miseria della terra e li guardano senza occhi e senza denti. Forse da una nuova stagione repressiva, volta a ricondurci a dimensione spagnola o magari proprio cubana, ci salveranno gli eterni scazzi tra psicopatici più o meno giovanili tinti di rosso antico. La Meloni epura (tardivamente) gli imbarazzanti, questi si epurano tra loro.  Basta che lo facciano prima di epurare tutti gli altri, che è il loro sogno bagnato perenne, l’unica sensibilità democratica che conoscono, la sola idea della Costituzione garantista che difendono.

Max Del Papa, 25 marzo 2026

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