Politico Quotidiano

L’unica soluzione è la repressione

Più che "maranza" li trattiamo da "tatoni". Devono capire che ad ogni azione corrisponde una conseguenza. E invece nessuno è finito al Beccaria

Il principio di autorità e il nesso tra un’azione criminale e la sua punizione sono due nozioni sfuggite, o ignote, a chi ha messo a ferro e fuoco il centro di Milano nel weekend del 17 e 18 ottobre. Si sono mossi, in tanti, consapevoli di poter agire in un contesto di impunità relativa.

SABATO 17

Il corteo “Italia in Piazza” contro il caro vita (circa 5.000 persone) parte pacifico. Poi si staccano gruppi di incappucciati vestiti di nero: bombe carta, pietre e transenne contro la polizia in piazza Duomo, falò e barricate di tavolini in corso Vittorio Emanuele e a San Babila. Devastazioni in via Torino, via Speronari, via Broletto, via Mazzini, via San Prospero e piazza Cordusio. Il Foot Locker di corso Vittorio Emanuele saccheggiato. Bilancio della Questura: 72 accompagnati in via Fatebenefratelli, 16 arrestati, 22 denunciati, 104 operatori delle forze dell’ordine ricorsi a cure mediche.

DOMENICA 18

Nessun corteo, solo TikTok: circa duemila giovanissimi si autoconvocano. Via Torino diventa un tiro al bersaglio: pensiline dei tram spaccate, scooter a terra, tavolini e cestini ovunque. Il Carrefour viene saccheggiato (cibo e alcolici), Foot Locker e Champions assaltati. Poi il Decathlon di largo Cairoli e piazza Castello, ripulito perfino delle biciclette, la Rinascente, Levi’s e Under Armour tra via Orefici e Cordusio, Under Armour in via Mazzini. In piazza dei Mercanti i violenti si asserragliano e bersagliano la polizia con sassi e bombe carta. Bilancio: 271 accompagnati in Questura (220 minorenni, 60 stranieri), 32 arrestati, 28 denunciati, 174 fermi di prevenzione. Confcommercio stima danni per circa un milione.

I Maranza, termine che non mi piace, sono in realtà “Tatoni” (definizione del grande Osvaldo Poli), viziati e coccolati dalle loro ‘ummi’ e dai loro ‘abi’. Li abbiamo visti, mamme e papà, in coda davanti alla Questura tra lacrime e incredulità. Qualcuno lamentava che il Tatone non aveva ancora cenato.

Sfuggiti all’educazione familiare e a quella scolastica, i Tatoni di 2ª generazione hanno trovato sul loro schermo il compendio di ciò a cui ambiscono: game, porno, reel e stories di loro simili che “ce l’hanno fatta”, Trapper dai testi borderline, e soprattutto la chat di gruppo con altri Tatoni risucchiati nel vortice autoreferenziale.

La piazza è la loro grande occasione per mostrarsi al mondo in veste eroica, e più l’atto sarà violento ed eversivo, più cresceranno like e follower, e di conseguenza la stima del gruppo. Il falò davanti al Duomo, ballando in tuta nera a volto coperto, diventa un format. Poi si fa un salto da Foot Locker a vedere se c’è rimasto qualcosa del 43, e poi da Champions per la tuta coordinata, tutto rigorosamente in LIVE preso dal Bro o magari in soggettiva. La sinistranza schierata si affanna, come sempre, a COMPRENDERE il “disagio”.

Ma la violenza, a questo stadio, non va compresa. Va semplicemente contenuta, annullata e resa inoffensiva. Per correggere il processo che ha generato i Tatoni servono tempo e risorse. Se la famiglia ha abdicato al suo ruolo, e la Scuola è stata svuotata dalle assenze continuate e ingiustificate dei Tatoni e/o dalle inadeguatezze del corpo insegnante, l’unico modo per disinnescare una mente propensa alla violenza è la repressione. Si deve inculcare loro che non esiste l’impunità, per far emergere la consapevolezza che ad ogni azione corrisponde una conseguenza, talvolta molto spiacevole.

E qui si misura la credibilità delle istituzioni, il limen tra una convivenza più o meno civile e la rivolta permanente. Dei maggiorenni arrestati sabato, il gip Fabrizio Filice ne ha lasciati 4 a San Vittore e 1 ai domiciliari con braccialetto, parlando di un “preciso progetto di destabilizzazione”. Degli 11 minorenni arrestati sabato, 5 sono in comunità e 6 in “permanenza in casa”: nessuno al Beccaria, benché la Procura per i minorenni ne chiedesse tre in carcere. Domenica un 18enne arrestato è finito ai domiciliari avendo spiegato di essere andato in Duomo “per curiosità”.

La certezza della pena è un assioma ineludibile e la dissuasione più efficace in assoluto, al netto della sua misura. Se per i Tatoni resta un’opinione, l’autorità resterà un simulacro, e il prossimo weekend di paura sarà ineluttabile.

Giulio Galetti, 23 ottobre 2026

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