Non deve essere stata una giornata semplice semplice al Quirinale. Perché la nota pubblicata ieri dalla Procura Generale di Milano, con cui si smonta pezzo per pezzo l’inchiesta del Fatto Quotidiano sulla Grazia concessa a Nicole Minetti, ha messo in imbarazzo anche il Colle che era corso dietro alle rivelazioni dei cronisti di Travaglio chiedendo approfondimenti con un irrituale comunicato diretto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. E così, neppure 24 ore dopo, Mattarella non può che prendere atto delle conclusioni delle toghe e confermare la clemenza concessa all’ex consigliera regionale.
“L’Autorità Giudiziaria competente ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti”, si legge nel comunicato del Quirinale che riassume la vicenda. “La Procura Generale, su presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero”. A questo punto Mattarella, “che aveva chiesto pubblicamente al Ministero della Giustizia di far disporre nuovi accertamenti”, prende atto “con rispetto delle conclusioni” in base alle quali “non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato”. E poi l’immancabile: ribadisco la mia “fiducia nella Magistratura”.
Però nella seconda parte, la nota diventa un po’ più polemica. Sebbene sempre nello stile del Colle. Ed è rivolta probabilmente al Fatto Quotidiano e ai tanti che hanno sostenuto che la grazia concessa a Minetti avesse dietro chissà quale oscura trama, addirittura un velo di segretezza, tanto da non essere stata “comunicata” ufficialmente quando venne concessa (la notizia trapelò solo grazie a notizie di stampa). “Si ricorda – scrive il Colle – che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie”. La prova starebbe nei numeri. Nel secondo mandato sono state concesse 42 grazie e quasi tutte (una trentina) sono rimaste senza comunicato ufficiale per motivi di privacy. Anche in questo caso, quindi, “il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”.
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