Politico Quotidiano

Meloni, la grana Trump: petrolio alle stelle e l’Italia trema

Petrolio alle stelle, rischio inflazione e debito pubblico sotto pressione: la guerra con l’Iran minaccia i conti del Paese. E a pagare gli errori della Casa Bianca rischiano di essere gli italiani

Venerdì scorso il petrolio ha chiuso la contrattazione a 103,44 dollari e il Brent a 111,7, superando per un momento i 116 dollari. Questa situazione, che obiettivamente desta molta ansia e preoccupazione in chi comprende appieno la fragilità energetica del nostro Paese, sta già avendo devastanti effetti sul piano sociale e, soprattutto su quello politico. Tant’è che l’opposizione di sinistra, da sempre a corto di proposte serie da presentare agli italiani – visto che la carta del catastrofico avventurismo dei pentastellata se l’è giocata da un pezzo -, ha preso da tempo la palla al balzo cavalcando di fatto la protesta contro un governo che non ha alcuna responsabilità nella la situazione che si è creata in Medio Oriente con l’insensato attacco all’Iran deciso da Donald Trump.

In questo senso lo dimostra l’arcinemica di Giorgia Meloni, Lilli Gruber, che in questi ultimi giorni, onde riuscire a trovare una qualche connessione con una guerra obiettivamente insensata, ha più volte rimarcato, in merito proprio alla crisi petrolifera innescata dal blocco di Hormuz, che comunque “Trump è un amico della premier italiana”.

Tuttavia, con l’approssimarsi dell’inverno, stante l’attuale stallo tra gli Usa e l’Iran, è molto probabile che i prezzi di petrolio e gas subiranno ulteriori aumenti, con l’inevitabile conseguenza di una potente fiammata inflattiva che, inevitabilmente, darà ulteriore forza a chi ha tutto l’interesse a fomentare il conflitto sociale a tutti i livelli.

Tutto questo, di conseguenza, riporterà in primo piano la tenuta dei conti dello Stato e la sostenibilità del nostro colossale indebitamento pubblico. Due elementi fondamentali per il sistema Paese che l’attuale esecutivo, senza fare grossi miracoli sul piano liberale, ha comunque tenuto faticosamente entro un perimetro che, a prescindere dalle pagelle europee, risulta obbligato per convincere i mercati ad acquistare i titoli del Tesoro ad un prezzo accettabile.

Quindi mi sembra evidente che la Meloni e la maggioranza che la sostengono, più che doversi confrontare con le supercazzole del campo largo, si trovano ad affrontare le insidie di un inaspettato e assolutamente imprevedibile cigno nero che abita attualmente alla Casa Bianca e che, tanto per cambiare, sempre in merito al questione nevralgica del conflitto con i pasdaran, ha appena rilasciato la seguente dichiarazione a Fox news: “Devo stipulare un accordo o devo farla finita con loro? È questa l’unica domanda”. Temo per lui che tra circa una settimana saranno gli americani a dargli una risposta ben poco piacevole.

Quest’uomo, se non scenderà dalla nuvola nella quale si è adagiato da tempo, rischia seriamente di passare alla storia come uno dei peggiori presidenti degli Stati Uniti. E, purtroppo, a pagare le conseguenze delle sue scelte dissennato ci saremo anche noi, con o senza la Meloni a Palazzo Chigi.

Claudio Romiti, 26 ottobre 2026

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