Politico Quotidiano

Meloni-Vannacci, la premier sbaglia sul femminicidio

Nessuno nega che il fenomeno esista: la vera questione è se servisse davvero un nuovo reato

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Abbiamo troppa stima dell’intelligenza e della capacità politica di Giorgia Meloni per pensare che non abbia compreso l’obiezione di Roberto Vannacci. Quando afferma che «il femminicidio esiste, eccome se esiste», la Presidente del Consiglio sa benissimo che il problema non è questo. Vannacci non nega che esistano donne uccise per gelosia, possesso, sopraffazione o per non aver accettato la fine di una relazione.

Il femminicidio esiste come fenomeno criminale e sociale. Esistono anche gli infanticidi, gli omicidi degli anziani e molte altre declinazioni dell’uccisione di una persona, ma riconoscere l’esistenza di un fenomeno non implica di dover introdurre un reato autonomo per ciascuna delle sue manifestazioni.
L’obiezione di Vannacci è un’altra ed è davvero semplice: era davvero necessario creare una nuova fattispecie quando l’omicidio volontario di una donna, accompagnato dalle aggravanti già previste, già consentiva di infliggere l’ergastolo?

Dire poi che il nuovo reato avrebbe “protetto le donne” significa attribuire alla legge penale una funzione illusoria. Chi decide di uccidere la propria compagna non consulta il codice penale prima di agire. Non viene fermato dalla denominazione nuova di un reato vecchio. Tanto meno dalla minaccia di una pena, l’ergastolo, che era già prevista prima.

Le donne si proteggono intervenendo tempestivamente dopo le denunce, controllando i soggetti violenti, rendendo effettivi i divieti di avvicinamento, garantendo alle forze dell’ordine uomini, strumenti e norme adeguate. Non cambiando il nome del reato. Esiste, infine, una questione giuridica che presto o tardi presenterà il conto. L’articolo 577-bis sarà portato davanti alla Corte costituzionale per l’evidente contrasto con i principi di uguaglianza, ragionevolezza e determinatezza della legge penale e, secondo tutti i giuristi interpellati (anche non vannacciani) sarà dichiarato illegittimo.

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Meloni, dunque, ha risposto a una tesi che Vannacci non ha mai sostenuto. È un modo efficace per alimentare la contrapposizione politica (e questo mi dispiace perché sostengo l’opportunità e l’urgenza di un accordo politico, non di uno scontro), ma non per affrontare il merito dell’obiezione.
Nessuno nega il fenomeno del femminicidio. Si contesta l’utilità, l’efficacia e la tenuta costituzionale del nuovo reato. La differenza è chiarissima e siamo certi che la Presidente del Consiglio la conosca perfettamente.

Giorgio Carta, 6 settembre 2026

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