
Il Comitato per il NO offre 5 motivi per votare No. Essi sono sostenuti da altrettante affermazioni, 4 delle quali sono false e una (la motivazione n.2 nell’elenco del Comitato), pur vera, è insensata e capziosa.
Motivo n.1
«La formazione dei due Consigli Superiori della Magistratura (che la riforma istituisce in sostituzione di quello unico attuale) assoggetterebbe queste istituzioni alla politica». Falso, anzi è esattamente il contrario. La formazione avverrebbe per sorteggio tra i giuristi qualificati a far parte dei due Csm; e, per sua natura, il sorteggio è cieco. Maggiori rischi di soggezione alla politica si hanno oggi, ove i componenti sono eletti. Peraltro, oggi queste elezioni avvengono nell’ambito di correnti politicizzate formatesi tra i magistrati, e a coloro che scelgono di non appartenere ad alcuna corrente è di fatto inibita la possibilità di far parte del Csm, giacché starebbero fuori dalle “cordate” politicizzate.
Motivo n.2
«La riforma non risolve tutti i problemi della giustizia italiana». Vero, ma capzioso. Una riforma in un ambito non vuole – nessuna riforma mai potrebbe! – risolvere tutti i problemi di quell’ambito. Non si evita di costruire un ospedale perché con quell’opera non si risolvono tutti i problemi di salute, né si evita di costruire il Ponte tra Calabria e Sicilia perché con esso non si risolvono tutti i problemi di queste due regioni.
Motivo n.3
«L’alta percentuale di processi che termina con l’assoluzione (cioè il giudice che rifiuta le richieste del pubblico ministero) mostra che, con l’attuale sistema, il giudice è già terzo e imparziale». Falso, anzi è esattamente il contrario. «L’alta percentuale di processi che termina con l’assoluzione» mostra che v’è un’alta percentuale di processi che non avrebbero dovuto neanche cominciare. Esclusi i reati meno gravi, il lavoro dei Pm dovrebbe avrebbe un filtro nel Gip e/o nel Gup; filtro che evidentemente manca visto che v’è un’alta percentuale di processi che non avrebbero dovuto cominciare. Di tutta evidenza Gip e Gup sono troppo accondiscendenti alle richieste dei Pm, di cui sono “colleghi” anziché essere «giudici terzi» come vorrebbe l’art. 111 della Costituzione.
Motivo n.4
«Il Governo è stato frettoloso». Falso, anzi è esattamente il contrario. La separazione tra le carriere giudicanti e requirenti è un progetto almeno trentennale. Lo stesso Tar ha bocciato i tentativi del Comitato per il No di allungare i tempi.
Motivo n.5.
«Le dichiarazioni pubbliche del Governo confermano le preoccupazioni sull’autonomia della Magistratura». Falso. Qualunque dichiarazione di chicchessia non può influire sul giudizio di una riforma, che va valutata solo leggendone il testo.
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Se vinceranno i Sì, la riforma andrà comunque in vigore non prima di un anno da oggi, quando il Governo attuale, quasi in scadenza, non avrà modo di usufruire dei millantati vantaggi.
La riforma renderebbe solo l’Italia più moderna e più giusta. Sospetto che i più di coloro che promuovono il No lo facciano perché non sopportano l’idea che una cosa giusta diventi un merito dell’attuale governo: assomigliano, costoro, a quello che si evira per indispettire la moglie.
Franco Battaglia, 7 febbraio 2026
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