Politico Quotidiano

Rimpatri, salvate la Salis dall’Ue “fascista”

Il nuovo regolamento europeo sulla gestione degli immigrati irregolari. Meloni rivendica il successo, opposizioni gridano al Ventennio

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A Bruxelles il voto sul nuovo accordo per i rimpatri ha segnato un punto di svolta nelle politiche dell’Unione. Giorgia Meloni lo ha definito un successo storico e una promessa mantenuta, forte di aver fatto da apripista con i cpr in un paese terzo.

Per la prima volta, l’Unione Europea si dota di uno strumento concreto per accelerare i rimpatri dei clandestini, superando l’ideologia del tutti bravi e tutti benvenuti che ha dominato per anni. È la vittoria della linea pragmatica della “maggioranza Giorgia”: controlli più accurati, accordi con i Paesi satellite in attesa del rimpatrio e fine dell’impunità nei confronti dei clandestini.

La reazione della sinistra europea è stata però di un delirio comico se solo non fosse tragico per il suo distacco dalla realtà. Ilaria Salis ha gridato al fascismo: strano, non lo faceva da 15 ore. Avs ha avuto l’ardire di parlare di “caccia al migrante in stile ICE”: per loro applicare la legge come fanno gli USA (e qualsiasi altro paese civile) è un crimine contro l’umanità. Il Pd ha definito una deportazione inaccettabile il semplice rimpatrio di chi non ha diritto di restare nel nostro continente.

Un coro di indignazione che rivela un problema profondo: solo nell’Unione Europea la sinistra ha trasformato l’immigrazione clandestina in una religione intoccabile.
Mentre negli Stati Uniti anche i democratici più progressisti ammettono da sempre che i confini vanno gestiti (basti pensare ai numeri dei rimpatri durante l’era Obama o i controlli rafforzati al confine col Messico durante il mandato Biden) in Europa certi partiti fingono che ogni rimpatrio sia una tragedia fascista.

Questi ignorano i costi sociali, l’impatto sulla sicurezza, le tensioni nelle periferie, la spirale deflazionistica dei salari. Coccolare i clandestini viene presentato come atto di superiorità morale e di apertura sociale. Chi chiede il rispetto delle regole è invece bollato come razzista o fascista. È un’ossessione ideologica che non trova analogie in altre democrazie occidentali.

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Una moda tutta europea che sposta inesorabilmente le posizioni dell’elettorato ancora più a destra. I cittadini, soprattutto quelli delle classi popolari che subiscono quotidianamente le conseguenze del caos migratorio, stanno abbandonando in massa i partiti progressisti e moderati. Le urne lo dimostrano: da Parigi a Roma, da Berlino ad Atene, la sinistra paga il prezzo della sua radicalizzazione su immigrazione, sicurezza e identità. Invece di riconoscere come errori l’utopia dell’accoglienza senza limiti, il multiculturalismo imposto, il lassismo giudiziario, i progressisti preferiscono insultare gli elettori e demonizzare chi governa con buon senso, tacciandolo di estremismo nero e di voler arrestare persino i bambini. Ma dove?

La sensazione che traspare è che il voto sui rimpatri sia solo l’inizio. L’Europa ha bisogno di recuperare il contatto con la realtà, di ricordarsi che i confini esistono e non sono qualcosa di cui vergognarsi e che la solidarietà non può tradursi in un suicidio demografico e sociale. La sinistra che impazzisce di fronte a questo semplice principio? Dimostra di aver scelto la propria ideologia contro il proprio popolo.

Alessandro Bonelli, 19 giugno 2026

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