Milano viene messa a ferro e fuoco per due giorni consecutivi. Negozi saccheggiati, vetrine sfondate, poliziotti aggrediti, commercianti terrorizzati. Una guerriglia urbana che ha trasformato il centro della città nella terra di conquista di bande di delinquenti. E quale sarebbe la preoccupazione di Beppe Sala? La repressione. Avete capito bene: mentre i teppisti fanno quello che vogliono, il sindaco sente il bisogno di mettere le mani avanti contro il pugno di ferro.
“Non credo che questa situazione possa essere risolta solo con la repressione, nel fine settimana ho visto i negozi abbandonati. La cosa che mi ha impressionato è vedere la paura dei giovani commessi dei negozi che sono stati assaltati”, ha spiegato il primo cittadino, commentando l’arrivo di nuovi agenti e il vertice sulla sicurezza previsto per domani con il ministro Matteo Piantedosi. Sala ammette che per sabato, quando sono attese nuove manifestazioni, c’è “molta preoccupazione”. Ma evidentemente non abbastanza da mettere da parte il solito riflesso ideologico della sinistra.
Perché sia chiara una cosa: quando centinaia di delinquenti assaltano negozi, devastano le strade e prendono di mira le forze dell’ordine, la repressione non è un problema. È una necessità. Si chiama applicazione della legge. Si chiama difesa dei cittadini perbene. Si chiama impedire che una minoranza di facinorosi possa tenere in ostaggio un’intera città. E non dovrebbe esserci nulla di scandaloso nel pretenderlo
Ma il punto è anche un altro. Ed è quello che denunciamo da tempo: Sala dovrebbe smetterla di impartire lezioni sulla sicurezza e cominciare a fare i conti con le proprie responsabilità. Per anni, davanti alle denunce di aggressioni, rapine e degrado, il sindaco ha insistito sulla distanza tra i dati della criminalità e la percezione dei cittadini. Come se il problema fosse soprattutto convincere i milanesi a sentirsi più sicuri. Salvo poi scoprire, davanti agli episodi più gravi, che la paura non si cancella con una conferenza stampa.
E non stiamo parlando di un osservatore esterno. Sala governa Milano dal 2016 e ha voluto tenere personalmente la delega alla Sicurezza, confermandola anche nel gennaio di quest’anno. Una scelta precisa, che comporta responsabilità politiche altrettanto precise. Per carità, l’ordine pubblico è anzitutto competenza dello Stato e nessuno può attribuire al sindaco la responsabilità materiale dei saccheggi. Ma chi amministra una città da dieci anni non può comportarsi come se il degrado e l’insicurezza fossero sempre problemi altrui.
Del resto, i numeri dovrebbero suggerire un po’ di prudenza. Secondo l’ultimo Indice della criminalità del Sole 24 Ore, relativo al 2025, la provincia di Milano è ancora prima in Italia per denunce ogni centomila abitanti, con oltre 228mila reati denunciati. Un primato che da solo non racconta tutte le dinamiche della criminalità, ma che rende quantomeno surreale continuare a liquidare le critiche come propaganda politica.
Adesso, dopo due giornate di violenze, il sindaco torna a evocare il malessere sociale e i limiti della repressione. Certo, il disagio giovanile esiste. Certo, servono prevenzione, educazione e politiche sociali. Ma queste sono risposte di lungo periodo. Nel frattempo, chi spacca le vetrine deve essere fermato, chi assalta i poliziotti deve risponderne davanti alla giustizia e chi saccheggia deve pagare per quello che ha fatto. Senza indulgenze e senza l’ennesima ricerca di attenuanti sociologiche.
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Sala ha condannato le violenze, questo va riconosciuto. Ma non basta pronunciare una condanna per cancellare anni di gestione politica contestata. E soprattutto non basta presentarsi come il sindaco preoccupato quando la città che si governa finisce sistematicamente al centro delle cronache per i problemi di sicurezza. La verità è che Milano non ha bisogno di altre prediche sulla repressione. Ha bisogno di ordine, legalità e di un’amministrazione che metta finalmente la sicurezza al primo posto. Il diritto di manifestare è sacrosanto. Quello di devastare, rapinare e aggredire non esiste.
Massimo Balsamo, 20 ottobre 2026
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