Politico Quotidiano

Salis da sganasciarsi: “In camera con Bonnin? Io non ho la scorta…”

L'eurodeputata di Avs risponde alle critiche sul cambio repentino di residenza (che era nello stesso immobile del suo assistente parlamentare)

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Ilaria Salis è “esterrefatta” dall’attenzione “morbosa” alla sua vita privata. E ci sta: deve essere stato uno choc trovarsi il 28 marzo la polizia che ti bussa alla porta dell’hotel e ti trova con un uomo in camera, per la precisione il tuo assistente Ivan Bonnin. Però l’eurodeputata di Avs stavolta si sbaglia. In questo caso non c’è alcuna attenzione alla sua vita sentimentale, quella anche chi se ne frega. Il problema, sollevato dai giornali sin da subito, è un altro. Ovvero che secondo il regolamento Ue un deputato europeo non può assumere il proprio “coniuge” o “partner stabile” come assistente parlamentare. La paladina dei centri sociali sta violando le regole?

In tv la Salis ha assicurato che Ivan Bonnin è solo un amico, niente di più, peraltro qualificato per il lavoro per cui è stato assunto. Già. Però poi si è scoperto che i due avevano anche la residenza in comune a Milano, residenza che lei s’è affrettata a cambiare subito dopo la pubblicazione sui giornali di quella notte passata in hotel. Il 28 marzo abitavano presso la stessa casa, il 29 marzo non più. Quindi? La relazione c’è o non c’è? Salis giura di no. “Bonnin non è il mio partner stabile”, assicura. “Lo conoscevo di vista prima della mia carcerazione in Ungheria, in seguito alla liberazione ho pensato che il suo curriculum fosse adatto al ruolo. Ora è diventato un carissimo amico, una persona verso cui nutro piena fiducia, con lui ho scritto a quattro mani il libro Vipera. E di tutto questo non ho mai fatto mistero”.

E va bene che i carissimi amici condividono tutto, ma non è un po’ strano che abbiano pure la residenza insieme e dormano nella stessa stanza di hotel? Non stiamo mica parlando di universitari in bolletta che cercano ogni modo per contenere le spese, gli stipendi europei sono alti e non c’è bisogno di fare economia sull’albergo. Salis la spiega così, intervistata da Repubblica: “È uno dei miei quattro assistenti, il più stretto, viaggiamo insieme e si è appoggiato nella mia camera. Non è raro per gli europarlamentari. E poi io tendo a girare con persone di cui mi fido, non ho la scorta e così sono più tranquilla: la mia storia mi chiede di essere prudente”. Chiaro? Non ha la scorta (scusi, Ilaria: la vorrebbe? Non è una di quelle robe da burocrati politicanti?), quindi si fa accompagnare, evidentemente anche in hotel, dai collaboratori. Va bene. Vogliamo crederci. Ma allora perché avevano pure la stessa residenza a Milano? “Quando sono tornata da Budapest ho dovuto ricostruirmi di botto una vita. In meno di due anni ho cambiato quattro volte residenza e dall’inizio del 2025 fino al marzo scorso l’ho fissata in un appartamento di proprietà di Bonnin. Questo non significa che abbiamo una relazione stabile o che viviamo insieme: lui è quasi sempre a Bruxelles per lavoro e io giro in Italia e in Europa. Sono stata coinquilina di molti altri amici in passato. E non sono certo l’unica parlamentare ad averlo fatto”.

Il cambio di residenza repentino sarebbe quindi servito ad evitare strumentalizzazioni, ma anche per “un problema di sicurezza”. “Ricevo minacce quotidiane: a casa dei miei genitori ci sono state infrazioni, su social e mail sono oggetto di insulti e avvertimenti – dice -. Persino un europarlamentare dell’Afd, Alexander Jungbluth, con il quale a fine marzo ho condiviso l’auto messa a disposizione dall’Europarlamento al ritorno da una plenaria (i mezzi pubblici sono passati di moda?, ndr), una volta arrivati alla mia abitazione mi ha detto ‘Ora sappiamo dove abiti’. Ho segnalato l’episodio alla presidente del Parlamento europeo”.

Sui precedenti penali di Bonnin, invece, nulla da rimproverarsi (“Al Parlamento Ue ho consegnato, come da procedura, il casellario giudiziario: è risultato corrispondente agli standard richiesti”, ha detto lui).

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