L’Italia ha conquistato gli Europei di atletica a Birmingham con un bottino di medaglie che ha portato il tricolore in cima al medagliere. Un successo costruito sul talento, sulla fatica e sulla determinazione di atleti che hanno rappresentato il Paese con orgoglio. Un’impresa che ci rende tutti fierissimi.
Eppure, a sinistra, intellettualoidi e politici si sono messi a indicare con il ditino chi, tra i vincitori italiani, è figlio di migranti o naturalizzato. Per due motivi: in primis per cercare di accaparrarsi le simpatie di questi atleti e di cercare di fidelizzarli; in secondo luogo per sollevare un presunto problema razzismo che in questo caso non esiste minimamente. Insomma una boutade spicciola per trasformare una serie di incredibili vittorie in un’occasione per far sentire colpevoli gli italiani accusandoli di essere dei bifolchi che festeggiano solo se la medaglia la porta a casa un bianco.
Ma nessun sano di mente in Italia mette in discussione il merito di chi si integra, lavora, rispetta le regole e porta lustro alla nazione. Anzi: questi atleti dimostrano che l’Italia sa accogliere e valorizzare chi sceglie di farne parte. Il problema lo evidenzia benissimo proprio la sinistra e nasce quando la narrazione politica privilegia l’origine etnica rispetto al risultato sportivo, quasi a voler dire che una medaglia “conta di più” se il vincitore ha la pelle di un certo colore o un cognome straniero. Ad esempio festeggiare con enfasi particolare l’oro di Larissa Iapichino, mentre si dedica meno attenzione a quelli di Simona Quadarella o di Gianmarco Tamberi, non è forse una forma di razzismo al contrario? È un meccanismo che riduce gli atleti a simboli identitari, anziché riconoscerli come campioni italiani a pieno titolo indipendentemente dalla loro storia familiare.
Ma senza queste spicciole quisquilie ideologiche, molti commentatori di sinistra resterebbero a corto di argomenti. E ancora una volta il sublime lo raggiunge Ilaria Salis: tra una sentenza per licenziamento senza giusta causa e l’altra, l’eurodeputata ha postato una foto della squadra medagliata e ha parlato di una “nuova Italia”, multiculturale e antirazzista. Peccato che, nella stessa immagine, chi risalta di più per il colore della pelle sia Andy Diaz: cubano fuggito da Cuba nel 2021 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, arrivato in Italia senza un euro e senza una casa ma oggi diventato eroe nazionale dello sport. Un percorso di integrazione e di riscatto personale che dovrebbe far riflettere la cara Ilaria: com’è possibile? Cuba, l’idillio sulla terra, la patria della libertà socialista contro il moloch americano e atlantico, non piace a chi la vive quotidianamente?
L’ironia è evidente e un po’ imbarazzante: l’atleta che meglio incarna il successo della “nuova Italia” viene proprio dal Paese che questa sinistra e questa parlamentare continua a idealizzare. E così il paese reale esulta ed è orgoglioso, mentre la sinistra continua a mangiare aspri limoni e a cercare dei casus belli che ormai però non interessano più a nessuno.
Alessandro Bonelli, 19 agosto 2026
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