C’è una cosa che colpisce, più delle altre, in questa storia che si ingrossa giorno dopo giorno: il silenzio. Non tanto quello delle autorità – che anzi iniziano a parlare, eccome – ma quello di una certa politica italiana che continua a fare spallucce sul caso Ilaria Salis. Perché mentre in Italia si minimizza, dalla Germania arrivano segnali tutt’altro che rassicuranti. Altro che voci o suggestioni: qui si parla di indagini vere, strutturate, che non riguardano solo l’Ungheria di Viktor Orbán, ma anche il cuore dell’Europa che piace tanto alla sinistra.
A mettere il tema sul tavolo, con una certa nettezza, è stato Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit, intervenuto a Otto e mezzo da Lilli Gruber. E le sue parole – va detto – non sono scivolate via lisce come l’olio nel salotto televisivo: qualche imbarazzo, qualche sguardo basso, un certo sconcerto nel parterre più allineato non è passato inosservato. Del resto, il passaggio è di quelli che pesano: “Ci sono delle indagini in corso in Germania, anche a livello molto alto, non solo contro di lei, ma per un gruppo di persone, e per quello che sappiamo anche in Ungheria. Perciò, ciò che è stato detto relativo a delle segnalazioni dall’estero per noi è vero”.
Panico in diretta a La7
Inviti Giovanni di Lorenzo, direttore del settimanale tedesco di centrosinistra Die Zeit, per sparare su Delmastro ma lancia una bomba sul caso Ilaria Salis. pic.twitter.com/0RJ6WOikuy
— Francesca Totolo (@fratotolo2) March 31, 2026
Non proprio la narrazione rassicurante a cui una certa parte politica si era aggrappata. E infatti, quando si entra nel merito, il quadro si fa ancora più delicato: si parla infatti “ad attività estremiste”. Non esattamente un dettaglio marginale. E allora viene spontaneo chiedersi: davvero vogliamo continuare a raccontarla come una storia di persecuzione politica? Noi siamo ultra-garantisti, sia chiaro. Ma qua non si può bollare tutto come fandonia.
Nel frattempo, i fatti – quelli concreti – raccontano altro. Sabato mattina, a Roma, scatta un controllo in un hotel dove alloggiava l’europarlamentare. Segnalazione arrivata dall’area Schengen, non da qualche oscuro complotto. La polizia verifica, identifica, si ferma. Non per mistero, ma perché davanti ha una persona coperta da immunità. Fine. Nessuna irruzione, nessuna scena da romanzo. Eppure il racconto che ne è stato fatto è decisamente più teatrale.
La sinistra italiana, che ama ergersi a custode di valori e legalità, dovrebbe forse fermarsi un momento e interrogarsi su chi sta scegliendo come simbolo. Perché trasformare automaticamente una figura controversa – il passato della maestra è noto a tutti – in un’icona intoccabile, senza mai porsi una domanda, senza mai concedere il dubbio, non è garantismo: è riflesso ideologico. E quando persino in uno studio televisivo amico cala il gelo davanti a certe parole, forse qualche domanda in più sarebbe il caso di farsela. Non per gli altri. Ma per sé stessi.
Franco Lodige, 31 marzo 2026
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