Silvia Salis tumula la sinistra: quella frase su Schlein e Conte che certifica il caos

I due leader si sfidano a distanza, la sindaca di Genova prende tempo e intanto li bombarda da Fabio Fazio

5.9k 7
Salis da Fazio

In politica esiste un termometro infallibile: il disagio davanti a una domanda semplice. E quando Fabio Fazio, a “Che tempo che fa” con la sua consueta aria felpata, le chiede del campo largo, Silvia Salis inciampa sulle parole. “Per me è importante sottolineare come a Genova questa cosa funzioni”, dice. Poi arriva la puntualizzazione del conduttore: “Il campo largo dice?”. E lì si vede tutto. Piccola pausa, lieve disagio, correzione immediata: “Sì, questa coalizione progressista nella sua massima ampiezza…”. Tradotto dal politichese: a sinistra non riescono nemmeno a chiamarsi con lo stesso nome. Campo largo, coalizione progressista, alleanza ampia, fronte democratico. Cambia l’etichetta perché il prodotto scricchiola. Se un progetto politico fosse davvero solido, non avrebbe bisogno di continue perifrasi lessicali per mascherare le sue crepe.

Ed è qui che emerge il punto politico vero. La risposta della sindaca di Genova sulle primarie non racconta affatto un clima sereno. Al contrario, certifica la tensione permanente che attraversa il centrosinistra. Salis prova a mostrarsi superiore alla mischia e dichiara: “Credo che una parte del dilemma della sinistra sia sempre stata la sua divisione. Da elettrice di sinistra dico che non vorrei vedere una gara tra i nostri leader”. Una frase apparentemente pacificatrice, che però contiene un messaggio chiarissimo: i leader attuali sono un problema. Perché quando dici che non vuoi una competizione tra Schlein e Conte, in realtà stai dicendo che quella competizione esiste già, che logora il fronte progressista e che nessuno dei due riesce davvero a imporsi. È il classico schema della sinistra italiana: si invoca l’unità proprio quando l’unità non c’è.

La Salis è il volto nuovo, il profilo civico, la narrazione della competenza servono troppo spesso come maquillage di vecchie dinamiche di potere. Cambiano i testimonial, resta la sostanza. Una classe dirigente che non riesce a trovare una linea comune prova allora a costruire l’ennesimo personaggio “spendibile”, presentabile in tv, moderato nei toni, rassicurante nei modi. Il problema, però, è che dietro l’immagine restano le stesse contraddizioni di sempre.

E infatti la Salis dice di non voler scegliere tra Schlein e Conte: “Tra Schlein e Conte chi voterei? Non voterei, voterei alle Politiche”. Una non-risposta che vale moltissimo. Non sceglie perché scegliere significherebbe scontentare uno dei due azionisti della compagnia. Ma soprattutto non sceglie perché sa che proprio dall’incapacità di Schlein e Conte di federare il campo progressista può nascere uno spazio politico per terzi incomodi.

Lei naturalmente nega ogni ambizione nazionale: “Io sono la sindaca di Genova, la mia priorità è quello. Questo è il mio obiettivo e anche dimostrare di saperlo fare bene”. Frase rituale, inevitabile, quasi obbligatoria. In politica nessuno ammette mai di puntare al livello successivo finché non è il momento opportuno. Ma il punto non è ciò che si dice. Il punto è ciò che si rappresenta. E la Salis oggi rappresenta esattamente questo: il tentativo di una parte della sinistra di costruire un’alternativa interna tanto alla linea identitaria della Schlein quanto al populismo intermittente di Conte. Un volto nuovo per fare le scarpe ai leader attuali, magari senza dichiararlo apertamente. Il vecchio vizio delle correnti con il packaging del rinnovamento.

Leggi anche: 

Nel frattempo il campo largo continua a vivere di paradossi. Il Pd vuole apparire forza di governo ma rincorre parole d’ordine radicali. I Cinque Stelle attaccano il sistema ma cercano alleanze di sistema. I centristi entrano ed escono dal perimetro secondo convenienza. Gli amministratori locali parlano di pragmatismo mentre a Roma prevale la guerriglia quotidiana. Ecco perché la scena da Fazio conta più di tanti congressi: basta una domanda per mostrare il nervosismo di un’area politica che non sa come definirsi, non sa chi debba guidarla e non sa quale identità scegliere, perchè divisa su tutti i principali temi. Salis sorride, dribbla, minimizza. Ma proprio nel tentativo di far finta di nulla conferma tutto: a sinistra il clima non è affatto buono. E quando iniziano a spuntare i “volti nuovi”, di solito significa che i vecchi sono già in discussione.

Franco Lodige, 27 aprile 2026

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version