Ci sono cascati quasi tutti. Nel giro di poche ore, da fronti opposti, una serie di leader (o aspiranti tali) si sono precipitati a commentare il tredicesimo pacchetto di aiuti all’Ucraina, inciampando nella medesima insidia. Il meccanismo è lineare e cogente.
- – Il governo comunica pubblicamente solo la componente civile: generatori, ospedali, scuole, rete elettrica.
- Il contenuto militare, invece, viaggia in un decreto interministeriale secretato (firma di Crosetto, Tajani e Giorgetti) che deve passare dal Copasir prima del Consiglio dei ministri. Nessun elenco reso pubblico.
- A colmare il vuoto arrivano le ricostruzioni giornalistiche: Repubblica, il 26 agosto, riferisce di batterie SAMP/T NG, intercettori Aster 30 e radar. L’informazione si sdoppia su due piani, e chi legge in fretta trattiene un solo livello, il più rassicurante.
Chi scambia la porzione divulgabile per l’intero pacchetto costruisce un’abduzione senza premesse verificabili. È l’antitesi dell’analisi, ovvero il riflesso di chi commenta alla velocità della timeline per stare sul pezzo ad ogni costo. Peccato che il costo sia elevato.
1. Calenda, il caso più nitido. “L’Italia non invierà armi, neppure per la difesa aerea, all’Ucraina. Invierà generatori”, scrive, imputando la scelta alla “paura di Vannacci”. Ha letto i generatori come l’intero pacchetto e ne ha ricavato un’accusa di codardia, ignorando che le armi ci sono: semplicemente non sono ostentate. Non solo: sovrappone due decisioni distinte, il rifiuto delle esercitazioni dei Volenterosi (che bolla come “gravissima”) e il pacchetto di aiuti, fondendole in un unico atto d’imputazione. Il registro resta quello dell’indignazione preventiva.
2. Della Vedova, più accorto: non nega l’invio, ne contesta il metodo. Chiede a Meloni, Crosetto e Tajani di chiarire se l’Italia fornirà davvero, con la Francia, le dotazioni antimissile, e affonda: “Troverei grottesco, oltre che umiliante per l’Italia, che Meloni cerchi di farlo quasi di nascosto per motivi di piccolo cabotaggio elettorale”. La censura non colpisce la sostanza, ma la penombra, peccato che ignori un passaggio essenziale, prima del parere (vincolante) del COPASIR il pacchetto militare é secretato per legge
3. Ruffino (Azione) si dispone sulla stessa linea: sollecita la premier a riferire in Parlamento e al Paese sul tipo di aiuti forniti e da fornire. Non evoca il tradimento, ma la comunicazione reticente.
E poi c’è il polo opposto.
4. Vannacci adopera la stessa nebbia dal versante contrario: è ostile all’invio di armi, non ne lamenta l’assenza. La sua stoccata batte sulla segretezza: “Le armi le mandano. Agli italiani non lo dicono”. E conia la formula che compendia l’intero equivoco: “Generatori nei comunicati. Armi nei decreti”. É in una categoria a sé, non sovrapponibile ai tre interventi precedenti.
Che cosa accade davvero, dietro il fragore? L’operazione non è un regalo italiano estemporaneo. Kiev punta ad acquistare quattro SAMP/T NG, il sistema terra-aria multiruolo capace di intercettare aerei, droni, missili da crociera e balistici, finanziati non dal bilancio di Roma ma dai prestiti europei, con consegne di Aster 30 anticipate entro ottobre. E c’è uno strato che nessuno dei commentatori ha sfiorato: l’intercettore Aster 30 nasce dal programma franco-italiano MBDA, con radar Leonardo, e la prospettiva non è una donazione una tantum ma una filiera, produzione europea da mettere a terra in Ucraina per affrancare Kiev dalla dipendenza dai Patriot statunitensi.
Il presunto segreto, poi, era già mezzo svelato: il 14 luglio Zelensky annunciava su X le licenze per produrre gli Aster 30 “in collaborazione con l’Italia”. Nulla di clandestino, dunque: solo un doppio binario, uno palese e uno coperto per legge. La trappola semantica sta tutta lì, nell’intercapedine tra ciò che si comunica e ciò che si secreta. Il leader che commenta a caldo scambia il frammento visibile per il quadro compiuto, e firma la propria fretta. Un tempo si raccomandava: prima di parlare, contare fino a dieci. Oggi, a chi ambisce a guidare un Paese, basterebbe attendere il testo prima di brandire la conclusione. Peccato che quel testo sia, per definizione, secretato.
Giulio Galetti, 29 agosto 2026
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