Giuseppe Conte al 38 per cento, Elly Schlein al 22. Sedici punti di distacco e una pessima notizia per la segretaria del Pd: il campo largo che dovrebbe accompagnarla verso Palazzo Chigi rischia di diventare il trampolino del suo principale concorrente. Il sondaggio Ipsos illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera fotografa una coalizione nella quale il peso dei dem non basta a garantire la leadership. E mentre l’asse tra Movimento 5 Stelle e Avs stringe la Schlein sui contenuti, l’ex premier raccoglie i dividendi della competizione interna. Gli alleati, prima ancora di battere Giorgia Meloni, sembrano avere un’altra pratica da sbrigare.
I numeri delle ipotetiche primarie sono eloquenti. Dietro Conte e la Schlein, un terzo candidato raccoglierebbe il 20 per cento, mentre il 16 per cento resta incerto e il 4 sceglierebbe scheda bianca o nulla. Nemmeno il ballottaggio soccorrerebbe la leader dem: il presidente pentastellato otterrebbe il 43 per cento contro il suo 30. Considerando soltanto i voti validi, significherebbe un 59 a 41. Una distanza che rende piuttosto complicato presentare la guida della segretaria come l’approdo naturale dell’alleanza.
A completare il quadro arriva Silvia Salis. La sindaca di Genova registra un indice di gradimento del 56 per cento tra chi esprime un giudizio, davanti a Conte, al 55, e la Schlein, al 51. È un indicatore diverso dalle intenzioni di voto alle primarie, ma aggiunge un problema politico: la segretaria non è neppure la figura più apprezzata. Piace soprattutto ai suoi, e anche lì quasi un quarto esprime un giudizio negativo; divide gli elettori di sinistra e incontra maggiori resistenze tra pentastellati e centristi. Conte, invece, riesce a raccogliere consensi anche nel bacino democratico. Il Pd mette a disposizione l’elettorato, l’avvocato si candida a rappresentarlo.
Su questo terreno la convergenza tra M5s e Avs assume un peso preciso. Non serve un’investitura formale di Fratoianni a Conte perché l’effetto politico sia evidente: più l’agenda della coalizione viene spostata sulle posizioni condivise da grillini e sinistra rossoverde, più la Schlein è costretta a inseguire. Aiuti all’Ucraina, riarmo, rapporti con gli alleati occidentali: i dossier sui quali dovrebbe nascere una proposta di governo diventano altrettanti strumenti di pressione sulla segretaria. Che deve tenere insieme le componenti del Pd e contemporaneamente evitare di farsi dettare la linea dai vicini di banco.
La frattura attraversa anche gli elettori. Nel bacino progressista il 36 per cento vuole proseguire il sostegno militare a Kiev, il 38 interrompere l’invio di armi per concentrarsi sulla diplomazia. Tra i dem prevale la prosecuzione degli aiuti, ma senza raggiungere la maggioranza assoluta: 44 per cento, contro il 33 dei contrari. Nell’area Avs il rapporto si rovescia, con il 41 per cento favorevole alla sospensione e il 34 alla continuazione. Tra i pentastellati lo stop raggiunge il 51 per cento. Altro che dettagli da sistemare al tavolo del programma: sulla guerra la coalizione continua a parlare lingue diverse.
Anche i confini dell’alleanza restano un rompicapo. Gli intervistati premiano soprattutto la presenza di Pd, Avs e M5s, mentre Italia Viva e Azione suscitano meno entusiasmo. Il centro serve quando si fanno i conti per vincere, ma diventa ingombrante quando si discutono politica estera e fisco. Allargare il campo e trovare una linea comune, evidentemente, sono due esercizi differenti.
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Fratoianni, intanto, al Festival di Open ha già individuato il primo provvedimento dell’eventuale governo progressista: “Riconoscere lo Stato di Palestina”. Per stabilire chi debba guidare l’esecutivo occorreranno sondaggi, vertici e forse primarie. L’ordine del giorno della prima riunione, invece, è già pronto. Sull’Ucraina il leader di Sinistra italiana ribadisce che sostenere Kiev “non deve coincidere con la procrastinazione infinita della guerra” e contesta la risposta del riarmo. Un’impostazione che rafforza la convergenza con Conte e lascia alla segretaria dem il compito di ricomporre le distanze.
Poi arriva il capitolo economico, con la patrimoniale presentata come una proposta “perfino moderata”. L’aggettivo rassicura, il prelievo resta. Fratoianni prospetta un gettito di 10-15 miliardi da destinare a politiche redistributive, a cominciare dal trasporto pubblico gratuito: “Potremmo rendere gratuito il trasporto pubblico locale: per una famiglia media significa 7/800 euro l’anno di risparmi”. Nel campo largo manca ancora una direzione condivisa, ma almeno il viaggio si annuncia gratis.
Tra tasse da introdurre, armi da fermare e leadership da contendersi, la Schlein rischia così di ritrovarsi nella posizione più scomoda: tenere in piedi l’alleanza mentre gli alleati ne stabiliscono le condizioni. Conte incassa il vantaggio nei sondaggi, Fratoianni detta le priorità. Alla segretaria del partito che dovrebbe guidare la coalizione, per ora, resta soprattutto il lavoro di mediazione. Una gran fatica, se poi a Palazzo Chigi vuole andarci qualcun altro.
Massimo Balsamo, 19 settembre 2026
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