La tregua è durata pochissimo. Dopo le parole pronunciate da Giorgia Meloni nell’intervista di lunedì sera a 10 Minuti ospite di Nicola Porro, Roberto Vannacci torna all’attacco e risponde colpo su colpo alle accuse della presidente del Consiglio, rilanciando anche la sfida sulla legge elettorale.
Il leader di Futuro Nazionale respinge innanzitutto l’accusa, mossa dalla premier, di voler “solo distruggere”. “No, Presidente. Vannacci non distrugge: ricorda”, scrive sui social. E da qui parte un lungo elenco di promesse che, a suo giudizio, il governo non avrebbe mantenuto: “Ci ricordiamo il blocco navale. Ci ricordiamo lo stop alle accise. Ci ricordiamo le preferenze nella legge elettorale. E ci ricordiamo anche quel famoso ‘è finita la pacchia’ rivolto all’Unione Europea”.
Secondo l’ex generale, Futuro Nazionale non nasce “per demolire la destra”, ma perché “milioni di italiani non vogliono più una destra che promette battaglia e poi si adegua. Che parla di sovranità e poi segue i diktat di Bruxelles”. Un’accusa diretta alla linea seguita dall’esecutivo, che Vannacci giudica troppo distante dagli impegni assunti con gli elettori.
Nel mirino finisce anche il rapporto con gli alleati. “Le alleanze si fanno in due”, sostiene il leader di Futuro Nazionale vo in un colloquio con l’Adnkronos. “Non si può chiedere lealtà e poi ignorare chi pone questioni vere. Non si può pretendere il voto di fiducia a scatola chiusa, mentre ogni proposta seria viene respinta o trattata come un fastidio”.
Per questo Vannacci rivendica la linea seguita dai parlamentari del suo movimento: “Noi non votiamo contro per distruggere. Noi votiamo secondo coscienza, secondo programma, secondo mandato popolare”. E rincara la dose: “Chi vuole costruire ascolta. Chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere. Non siamo noi a dover dimostrare lealtà a voi. Siete voi a dover dimostrare lealtà agli italiani. Futuro Nazionale non rincula”.
Lo scontro si sposta poi sul terreno della riforma della legge elettorale. Vannacci lancia un appello diretto alla presidente del Consiglio: “Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, almeno sulle preferenze nella legge elettorale dia un segnale”. Quindi l’affondo destinato a far discutere: “Tiri fuori gli attributi”. Il leader di Futuro Nazionale chiede una riforma con “preferenze vere”, “senza posizioni bloccate”, “senza parlamentari nominati” e “senza trucchi e unti dalle segreterie di partito”. A suo avviso, introdurre le preferenze “non costa un euro”, “non lo osteggiano le toghe rosse” e “non lo blocca la sua amica Frau Von der Leyen“, ma dipende “solo dalla volontà politica”.
Le dichiarazioni arrivano all’indomani dell’intervista televisiva in cui Meloni aveva liquidato l’ipotesi di un’intesa con Futuro Nazionale. La presidente del Consiglio aveva infatti sostenuto che il movimento di Vannacci, votando ripetutamente contro la fiducia al governo, finisce per fare il gioco delle opposizioni, aggiungendo che è difficile costruire qualcosa con chi, a suo giudizio, “vuole solo distruggere”. Parole che hanno provocato l’immediata controreplica dell’ex generale e che certificano una frattura politica ormai sempre più profonda all’interno dell’area di centrodestra.
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


