Quello che è accaduto ieri era prevedibile e ne ho scritto 15 giorni orsono. Il testo mandato in aula era irricevibile anche per i fautori delle preferenze che sono presenti in quasi tutte le formazioni che siedono in Parlamento. Peggio non si poteva elaborare, al punto che prevale il sospetto che questo possa essere un incidente cercato dal governo.
I tempi per la maggioranza si annunciano cupi e le nuvole all’orizzonte hanno la forma del faccione del Generale che può drenar consensi a 360° oltre che quella di un Trump ridimensionato dai conflitti irrisolti su cui Meloni aveva scommesso. L’opportunità di un voto anticipato, per evitare la brasatura a fuoco lento, fino alla prossima primavera, con il rischio di un election day nelle metropoli (Roma, Milano, Napoli, Palermo, Torino) può aver convinto la premier a inciampare su un voto segreto, un classico pluricollaudato nella I e nella II Repubblica.
Questa ipotesi potrà essere verificata solo al passaggio della legge in Senato. Se verrà messa una toppa si sarà trattato di una supposizione errata… Diversamente tutto passerà nelle mani di Mattarella. Il governo tecnico a 9 mesi dal fine legislatura sarebbe privo di senso, e il Presidente della Repubblica ha dimostrato (spesso) di averne in abbondanza.
Giulio Galetti, 15 luglio 2026
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