Politica

Ponte sullo Stretto: colpo di scena in arrivo?

La Corte dei conti ha bocciato il progetto, ma il governo può rilanciare: la decisione finale non è ancora presa

Giorgia Meloni e il ponte sullo stretto Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Non mi pronuncio sul progetto governativo di costruire il chimerico ponte sullo Stretto di Messina; tuttavia, colgo l’occasione per una breve valutazione su ciò che sta accadendo.

In primis, occorre sottolineare che per comprendere le ragioni che hanno spinto i magistrati della Corte dei conti a non concedere il visto di legittimità al colossale progetto occorrerà aspettare i trenta giorni di rito. Tuttavia, come spiegano gli esperti che conoscono le particolari finzioni svolte dalla magistratura contabile, essa non è in grado di porre un veto definitivo alla decisione dell’esecutivo di intraprendere la monumentale opera.

Tant’è che il Consiglio dei ministri, trascorsi i citati 30 giorni, può presentare una nuova richiesta alla Corte, che questa volta giudicherebbe a sezioni unite, cioè con una composizione allargata (un metodo che serve ad avere il parere di più magistrati e quindi un giudizio ritenuto anche più solido).

A quel punto la Corte potrebbe registrare il progetto normalmente oppure, se persiste nel dare un giudizio negativo, potrebbe registrarlo con la dicitura “visto con riserva”, cioè segnalando che esso contiene alcune criticità.

In questo caso la delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) diventerebbe pienamente operativa nonostante la bocciatura della Corte dei conti.

Ma non è finita. In quest’ultimo caso i giudici contabili segnalerebbero al Parlamento che gli atti sono stati vistati con riserva, facendo ovviamente insorgere la nostra rissosa opposizione del campo largo, sebbene l’ampia maggioranza che sostiene il ministero Meloni tirerebbe comunque diritto sul Ponte.

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Ora, da cittadino informato che da sempre segue l’andamento altalenante, ad esser buoni, dei conti pubblici, mi sono posto una semplice domanda, che mi piacerebbe girare agli illustri togati della medesima magistratura contabile: ma lor signori dove erano quando i due governi che hanno gestito la più bizzarra pandemia della storia, quella del cosiddetto virus cinese, devastando il bilancio dello Stato, con gravissimi effetti che ancora scontiamo, dopo aver letteralmente gettato nello sciacquone cifre colossali per, ad esempio, acquistare una quantità abnorme di vaccini finiti in discarica e, assai peggio, per creare un gigantesco buco di bilancio, stimato a regime in oltre 200 miliardi, con lo scellerato bonus edilizio del 110%?

Ovviamente, come ben comprendono i contribuenti italiani, si tratta di una domanda puramente retorica.

Claudio Romiti, 31 ottobre 2025

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