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La crisi del gas

Price cap, la Norvegia sbatte la porta: “Non è la soluzione”

Prosegue la diatriba europea sulla fissazione di un tetto massimo al prezzo del gas. Anche la Norvegia solleva i primi dubbi

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Arriva la stoccata anche dal governo norvegese: il price cap, ovvero la fissazione di un tetto massimo al prezzo del gas, non aiuterà a far fronte alla crisi energetica; piuttosto, rischierà di aumentare i prezzi del metano. Sul sito nicolaporro.it, ormai da mesi, stiamo indicando i potenziali fattori di rischio che potrebbero configurarsi in caso di adozione di un tetto simile; eppure, i vertici di Bruxelles non sembrano voler mollare la presa.

L’Ue cerca di mantenere vive entrambe le ipotesi sul tavolo. Da una parte, anche se leggermente sfavorita, la soluzione di un price cap per produrre energia elettrica (modello iberico); dall’altra, invece, un tetto dinamico, che fluttua a seconda dei valori di mercato, entro un minimo ed un massimo del 5 per cento.

Ma i 27 Stati Ue non hanno ancora scovato il vaso di Pandora. Dopo i “sabotatori” Orban e Scholz, è il turno della Norvegia, la quale ha dovuto confessare come non sia lo Stato, ma il settore privato a vendere il gas. Per questo, come detto dal ministro dell’Energia norvegese, Terje Aasland, in un punto stampa a Oslo con la commissaria Ue per l’Energia, Kadri Simson, rispondendo a una domanda sull’opposizione della Norvegia, “il modo più ragionevole per intervenire è avere un quadro commerciale in cui le aziende si incontrino“. Insomma, le discussioni e le trattative di questi ultimi mesi rimangono un vero e proprio buco dell’acqua.

La Norvegia, ricordiamo, è uno dei Paesi che ha beneficiato maggiormente dall’inizio della crisi del gas, insieme ai Paesi Bassi. Nei primi nove mesi del 2022, infatti, l’esportazione di metano di Oslo ha raggiunto picchi di guadagno pari a 77 miliardi di dollari, ovvero più del 300 per cento rispetto all’anno precedente. Soprattutto per tale ragione, il governo norvegese è finito per primo sul banco degli imputati. Secondo i detrattori, vi sarebbe una speculazione di Oslo e di Amsterdam a danno degli importatori Ue, e per questo sarebbe legittima anche la fissazione di un price cap interno all’Unione Europea, ipotesi nata poche settimane fa e che ha trovato subito strada tra i 27 Stati (che comunque, non interesserebbe la Norvegia, non essendo quest’ultima membro dell’Ue).

L’ipotesi, comunque, ha già ottenuto il favore di 14 Paesi, tra cui anche l’Italia (la stessa Giorgia Meloni ha dichiarato in campagna elettorale di essere favorevole all’imposizione di un tetto massimo sul gas), ma rimangono le ferme opposizioni di Belgio, Lussemburgo, Austria e soprattutto della Germania, derivante da un’iniezione di spesa pubblica pari a 200 miliardi nella propria economia, a sostegno delle imprese e famiglie tedesche, contro l’aumento vertiginoso delle bollette. Insomma, a quasi cinque mesi dall’inizio delle trattative, la luce in fondo al tunnel non sembra vedersi. C’è da capire per quanto tempo dovrà ancora dilungarsi la telenovela.

Matteo Milanesi, 28 ottobre 2022