Proprietari di case a rischio, pronto nuovo decreto

A breve potremo leggere il testo del decreto-legge con le misure per affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus, che dovrebbe mettere in campo risorse per 15 miliardi di euro. Si tratterà, annuncia il Governo, di interventi urgenti per alleviare la situazione di famiglie e imprese, molte delle quali colpite dalle conseguenze, dirette e indirette, dell’epidemia.

Sia nella prima sia nella seconda categoria (famiglie e imprese) sono presenti i proprietari di immobili, persone fisiche o società. Ci sono, anzitutto, i proprietari di immobili commerciali (negozi, botteghe artigianali, ristoranti, ma anche centri commerciali e altre grandi strutture). La stragrande maggioranza degli operatori che occupano questi locali è obbligata a tener chiusi i propri esercizi fino (almeno) al prossimo 25 marzo, ma molti di loro avevano già visto ridotta al minimo l’attività a causa delle limitazioni locali o, comunque, del progressivo venir meno della clientela. La conseguenza, evidente, sarà una contrazione delle entrate.

L’ulteriore effetto, altrettanto intuibile, sarà una difficoltà – in molti casi – ad onorare gli impegni finanziari periodici: tasse, contributi, canoni di locazione. Sulle prime due tipologie di oneri, il Governo sembra intenzionato a venire incontro alle esigenze degli operatori attraverso sospensioni e rinvii. Gli affitti, però, sono una cosa diversa. Per quanto alcuni politici fatichino a comprenderlo, parlando inopinatamente di “sospensione” per legge dei pagamenti, quelle sono somme che alcuni privati (gli esercenti) versano non già allo Stato, bensì ad altri privati (i proprietari delle mura), che sono in genere piccoli risparmiatori e che sovente hanno nel reddito di quegli immobili la principale fonte di sostentamento (magari accanto a un’esigua pensione) o addirittura l’unica entrata mensile.

Rispondendo, in audizione parlamentare, a una sollecitazione del Presidente della Commissione Bilancio del Senato Pesco, il Ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri ha anticipato che il Governo sta pensando a misure per evitare che i proprietari dei locali commerciali subiscano le conseguenze del mancato pagamento dei canoni, in questo periodo di crisi, da parte degli esercenti.

L’annuncio, in sé, sarebbe confortante, ma occorre attendere il provvedimento per esprimere un giudizio. L’intervento minimo sarebbe quello di eliminare l’assurda regola della tassazione Irpef/Ires dei canoni di locazione non percepiti, alla quale ha fatto cenno lo stesso Ministro (l’audio è disponibile sul sito di Confedilizia) e che grida vendetta da ben prima dell’emergenza Covid-19. Servirebbe, tuttavia, di più. Eliminando quella regola, infatti, si eviterebbe la beffa della tassazione di un reddito inesistente, ma rimarrebbe pur sempre il danno del mancato introito del canone. Un Governo che volesse essere incisivo, allora, si preoccuperebbe di sollevare i proprietari anche dal carico dell’Imu, oltre che di mettere in campo azioni finalizzate a scongiurare ab origine i mancati pagamenti degli affitti. Vedremo.

Ma non sono solo i proprietari di immobili commerciali a rischiare di non ricevere i canoni di locazione pattuiti. Non può negarsi, infatti, che anche gli affitti abitativi risentiranno facilmente delle conseguenze del virus. Basti pensare ai tanti inquilini che hanno visto ridursi o addirittura annullarsi il loro reddito per le difficoltà dei datori di lavoro.

Anche in questo caso, la risposta demagogica è quella di scaricare sui proprietari un problema di cui deve farsi carico lo Stato (l’esperienza dei ripetuti blocchi degli sfratti è lì a ricordarci quanto questo approccio sia gradito a larga parte della politica). Quella corretta, invece, guarda alle esigenze di entrambe le parti del rapporto, proprietari e inquilini. E quindi si preoccupa di assicurare che quei canoni siano versati, garantendo ai lavoratori in difficoltà l’assistenza necessaria in questo momento così eccezionale.

A proposito di assistenza, è necessario che il decreto non dimentichi di includere fra i beneficiari della cassa integrazione in deroga anche i dipendenti da proprietari di fabbricati (portieri, addetti alle pulizie ecc.) e quelli dei datori di lavoro domestico (colf, badanti ecc.). Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

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