Società

“Puntino nero”, ormai vediamo solo ciò che odiamo

Dal confronto allo scontro permanente: abbiamo trasformato chi la pensa diversamente in un nemico, dimenticando che una società libera vive anche di dissenso

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Un professore entrò in aula, appese un grande foglio bianco con un piccolo, insignificante puntino nero e domandò alla classe: «Cosa vedete?». La risposta è unanime, immediata, quasi ovvia: «Una macchia nera». Nessuno di loro, nemmeno per un istante, si soffermò ad ammirare l’immenso candore che circondava quel piccolo segno nero.

Oggi, quel foglio bianco è il mondo, la nostra città, il quartiere, l’ufficio… ovvero gli altri. E la macchia nera è diventata la nostra unica ossessione. Non ci limitiamo più a esprimere un dissenso o un nostro parere. Ci concentriamo esclusivamente a criticare, aggredire e insultare ciò che non ci piace. Se qualcuno sceglie una strada diversa o elabora un pensiero differente non lo consideriamo semplicemente un interlocutore con una visione alternativa ma un bersaglio da colpire, deridere e demolire con ferocia. È come se avessimo bisogno di distruggere le preferenze degli altri per sentirci legittimati nelle nostre.

Immaginiamo di entrare in un ristorante, sederci al tavolo e, invece di scorrere la carta per cercare il piatto che più ci ispira, spendessimo l’intera serata a inveire verso i clienti vicini: «Il risotto allo zafferano fa schifo, siete degli ignoranti a ordinarlo! E chi mangia frutti di mare è una persona orribile!». Ci si concentra così tanto a insultare i piatti degli altri e a elencare tutto ciò che detestiamo da dimenticarci persino di ordinare la cena assaporando il gusto amaro della rabbia. A stomaco vuoto.

Il filosofo John Stuart Mill ci ha lasciato una lezione fondamentale su questo: pretendere che gli altri la pensino come noi significa presumere, erroneamente, di possedere una verità assoluta e infallibile. Mill spiegava che abbiamo un disperato bisogno del punto di vista altrui: se non ci confrontiamo mai con idee diverse dalle nostre, le nostre certezze si trasformano in “dogmi morti” ovvero in pregiudizi pigri che ripetiamo a memoria senza più capirne il valore presentandoli come verità. E tutto sommato quella macchia nera sul foglio bianco … forse lo rende meno anonimo!!

Vincenzo Mangione, 29 agosto 2026

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