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Pure la Playstation fa il peana su Black lives matter

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Vai così, è una figata, perché una truffa così non c’è mai stata. Alias, la grande rapina al treno del Blm, movimento terroristico di stampo marxista leninista sotto le mentite spoglie della tutela dei neri, della solidarietà per i neri.

Blm e multinazionali

In realtà, al Black Lives Matter, l’omicidio – perché lo è stato – di George Floyd ha fatto un comodo che neanche si può calcolare e adesso il marchio è appetito dalle multinazionali; perché questa è la storia del comunismo sovversivista, sfasciare il mondo fino a che il mondo non se lo compra. L’ultima frontiera, e pare fatale, sono le colonne d’Ercole dell’universo ludico: Sony ha rilasciato un tema gratuito per PlayStation 4 ispirato al Blm: pugno chiuso su sfondo nero e hashtag #Blm in alto, nel menu. E noi siamo qui a parlarne, perché, a costo di fare la nostra parte di pubblicità, ci sono cose a questo mondo che davvero non si possono mandare giù così.

Il comunicato promozionale, ossia commerciale, del “movimento anticapitalista” recita: “Black Lives Matter è una rete globale che lavora al fine di portare giustizia, sanità e libertà ai neri in tutto il mondo”. Davvero? Dalla morte di Floyd, gli obiettivi sono stati i seguenti: guerriglia cieca contro la polizia, aggressione a chiunque non abbia la pelle nera, assalti ai negozi, se occorre uccidendo i titolari, distruzione di monumenti, imposizione di un revisionismo demente, chiamato “cancel culture”, con cui si riscrive non tanto la storia quanto la logica in nome di un integralismo fanatico oltre l’irragionevolezza.

Andrew Mellow Foundation

“Il movimento, nato nel luglio 2013, è attivo nella protesta e nella disobbedienza civile non violenta…”. Mecojoni! La chiamano così, da quelle parti: figuriamoci se era violenta. La verità è che il Blm sfrutta le vittime nere per farsi pubblicità e, in questo momento speciale, per sabotare le presidenziali americane con l’obiettivo di nuocere a Trump: fine della storia. E i suoi mammasantissima sono, ovviamente, tutti in vendita. Ma questo è il vero marchio di fabbrica di questa accolita di esagitati, che ai neri non pensano se non come carne da macello: Marco Valle, sul Giornale, ha raccontato dell‘attrazione fatale tra Blm e Andrew Mellow Foundation, sorta nel 1969 dal profondo capitalismo americano, pure massonico; oggi la Mellow getta sul piatto 250 milioni di dollari per alimentare il revisionismo delinquenziale della “cancel culture” e, al Blm, si fregano le mani: forza, giù a devastare, a vietare, ad aggredire, a rileggere e a riscrivere, che ce n’è per tutti, più spieghiamo le nostre ali nere, nel senso di fasciste, non di altro, e più arriva la pioggia dorata di dobloni. Non c’è blacksploitation più esemplare di questa, protratta da sedicenti portavoce neri su neri; e questi ultimi purtroppo, ci credono, ci cascano. Ma i soldi della Mellow, non li vedranno neanche passare.

Indottrinamento

Così come quelli che usciranno dal big business Sony PlayStation: “Dai alla schermata Home del tuo sistema Playstation 4 un tocco personale con questo tema speciale per mostrare il tuo supporto al movimento Black Lives Matter”. Sì, certo, il tocco personale della militanza, dell’omologazione nel segno dell’intolleranza. Ma ai ragazzini che smanettano sulla console che gli frega, loro identificano il marchio Blm con una moda, una figata, e pensano, ammesso che si pongano il problema, di versare l’obolo mentale alla causa. Quale causa? Quella esattamente contraria a come si pone: avidità al posto di solidarietà, falsità al posto di verità, violenza al posto di mitezza, intolleranza al posto di ragionamento.