Che danza macabra questo Paese che pare incanaglirsi ogni giorno di più, dove niente e nessuno viene risparmiato e l’unica legge è infierire, senza scrupoli, senza rimorsi. Dove un ex capo dell’agenzia che doveva vigilare sulla pericolosità dei farmaci arriva ad ammettere, tranquillissimo, in commissione parlamentare, che il vaccino non fermava il virus, al limite lo “frenava un po’ e bon”, per dire fatela finita che vi ho già concesso troppo tempo a chi gliene chiede conto, a chi gli fa notare che avere avallato una simile menzogna significa avere consentito una strage immane, risponde nel modo strafottente di chi rivendica un potere, minacciando querele.
Dove a due genitori neorurali, esaltati ma sottoposti a pressioni che i boss mafiosi o gli stragisti islamisti si sognano, lo Stato sequestra i figli, li abbandona ad abuso mentale e chissà se solo mentale, terrificante e questi bambini finiscono inghiottiti nell’alienazione, nel panico, smettono di respirare, al che li ricoverano in segreto, tacendolo alla madre, impedita a visitarli, a raggiungerli in qualsiasi modo. E chi osa eccepire, chi rileva essere queste pratiche di stampo totalitario, si vede minacciato, lo Stato della sinistra autoritaria come della destra sociale non di discute, lo Stato hegeliano resta l’istanza definitiva, il sistema da trentacinquemila infanti sottratti ogni anno a rispettive famiglie non va intaccato. Poi hai voglia a riceverli in Senato, a fartici i selfie, a promettere rimedi, la verità è che questi disgraziati sono abbandonati a loro stessi, figli e genitori di nessuno e la loro distruzione, ormai completa, irreversibile, non interessa a nessuno.
Dove, per motivi tuttora misteriosi, salta fuori l’innocenza di uno che si è fatto 11 anni in galera con lo stigma del mostro, ma non lo si accetta, ogni nuova ipotesi induce furia specie in chi dovrebbe avere un precipuo interesse alla verità, mentre gli avvoltoi correggono le loro traiettorie con la solita arroganza da impuniti, “ve l’avevo pur detto”, quando dicevano l’opposto; sanno di poterlo fare perché la cricca si protegge a vicenda, si garantisce contro lo sputtanamento e loro sempre pronti a querelare nell’ordine di migliaia di cause seriali Provocano per avere un pretesto sapendo che la magistratura, ritenuta al proprio servizio, complice, li asseconda. Colmo del grottesco, a indulgere in certe rappresaglie sono soggetti in pretesa di giornalisti “contro le querele temerarie” e in difesa della libertà d’informazione, sulla cui bara piantano chiodi grossi come querce.
Dove la vacuità dei virologi parassitari, squalificati, annuncia eccitata sempre nuove pandemie, più potenti e soggette, almeno questo è l’intendimento, a misure ancora più repressive; e il nuovo piano pandemico ricalca in modo allarmante quello vecchio. Dove la propaganda per i vaccini “che non immunizzano, al massimo frenano” si rinnova sempre, diventa via via più pervasiva e moralistica, giusta la legge infame “se non lo fai sei un irresponsabile, un sicario seriale”.
Dove chi vuol fare politica parte da una copertina e arriva a un’altra copertina, bando a qualsiasi approccio razionale su qualunque problematica: tutto dev’essere suggestivo, irresponsabile nel trionfo dell’immagine per l’immagine, del miraggio per il miraggio, un cerchio che si chiude nella vanità dell’inganno. Dove, d’altra parte, un presidente del Consiglio, donna, può venire ritratto come una prostituta da bordello, con evidente strategia da diffamazione organizzata, ma le si vuol negare perfino il diritto di eccepire, come donna e come premier, e a censurarla sono gli stessi che si rotolano in terra per una parola, una battuta sul rossetto di un mastodonte che “si percepisce” femmina.
Dove si ha il coraggio di sostenere la truffaldina, micidiale “transizione di genere” indotta in adolescenti e bambini e chi la propala anziché la galera guadagna una intervista.
Dove i legalisti fanatici, i feticisti della Costituzione, con tipica schizofrenia opportunistica, comunista, ostentano sostegno verso ogni illegalità diffusa e impune da quella degli eversivi, dei terroristi, degli antagonisti da centro sociale, fino ai maranza dalla lama facile, i pedofili, gli spacciatori, i devianti, i balordi. Dove la stessa dimensione glamour, pettegola, gossippara, quel parlar dell’universo per parlar di sé, si esalta nell’intervista egolatrica di due non così eccelsi autori di sinistra, su un giornale alla moda, significativamente chiamato “Vanity fair”, per difendere la scelta, proibita in Italia, di ricorrere alla fecondazione in leasing.
Questa Chiara Tagliaferri, moglie o compagna di Nicola Lagioia, si abbandona alla narrazione patetica per romanzare ciò che in patria non è permesso: la “alleanza di tre donne (sic!) per dare la vita a mia figlia. Lula (e come potevano chiamarla?) è nata grazie agli ovuli di una donatrice, al grembo di una gestante e al mio amore”. Al suo amore? Certo, perché, ci trovate qualcosa da dire? E chi l’ha stabilito che non si può? Un governo fascista? Allora opporsi è doveroso, scontato, la pulsione socioeistenziale diventa gesto etico, slancio resistente, militante: lei voleva un figlio, non poteva averlo e lo ha scelto al postal market dei feti. E lo racconta, per dire che i desideri o pretese ove ideologicamente “giusti” vengono prima, che loro della sinistra onnipotente non sono vincolati alle norme positive, reazionarie, possono degradarle come irrilevanti, la legge morale dentro di loro si impone e formalmente tutto è a posto perché si sono potuti permettere di eludere la legislazione nazionale rivolgendosi all’America altrimenti imperialista e colonialista.
Senonché in mezzo a tanta facoltà c’è una cosa che non possono ottenere: possono definirsi madri, genitori fin che vogliono, ma sono comproprietarie di un figlio comperato a caro prezzo fuori dall’Italia, in Arkansas come fanno quelli che possono farlo. È un comportamento incompatibile col diritto nazionale? Noi, che siamo avanguardie, risolviamo con la solidarietà ambientale, “noi non siamo spie” per dire l’omertà che si giustifica nell’ideologia e trova assoluzione nel fatto compiuto; al che si fa il libro per vantarsene e per guida spirituale si sceglie una come Michela Murgia le cui farneticazioni postume varrebbero più del codice.
Come mai Tagliaferri e Lagioia non vengono chiamati a rispondere quanto meno culturalmente dei loro comportamenti? Ma andiamo, essi sono della sinistra pietistica, il loro scrupolo costituzionale è insindacabile, la loro ortodossia presidenziale è notoria, quale giudice sodale dovrebbe, potrebbe mettersi di traverso? Per cosa hanno vinto i No, allora, se non per sancire l’immutabilità della giurisdizione selettiva e moralistica, della legge “per qualcuno più uguale”? Senza dire che, in caso, finirebbero in fama di martiri. Madre surrogata? Famiglia allargata? Desiderio taciuto? Ma se ci fan su i libri autocelebrativi! Una coppia engagée coi mezzi per comperare una gestazione avrebbe potuto benissimo permettersi una adozione, ma forse bisognava ostentare la scelta militante nel nome del perbenismo classista di sinistra che irride il moralismo piccoloborghese e leguleio da quarto stato.
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L’autonarrazione di Tagliaferri è insopportabile, degna dei librettini che se ne traggono, tutta una melassa di desideri frustrati, menopause precoci e pupazzi da spiaggia che accendono il rimpianto e da quello la pretesa e dispendiosa pretesa: da lì a spingere sul santino Michela Murgia, sulle surroghe alla moda nel progressismo omosessuale come tra gli scrittori di sistema, è un attimo. Una scelta edonistica diventa manifesto programmatico, medaglia da appuntarsi da soli con la complicità del giro amichettista da fiera letteraria.
Ci limitiamo ad sconsolarci di un Paese che non riconosciamo più in un mondo che non è più mondo, è pandemonio, regno della tecnologia demoniaca che addomestica le leggi. Giusta la regola aurea: tutto quello che la tecnica può realizzare, ebbene che si faccia. Ne deriva una mutazione genetica e sociale, gli umani sempre meno umani, la società degli onesti in via di estinzione non perché di onesti non ce ne siano più ma perché si nascondono, temono le conseguenze e fanno bene a temerle in quanto distruttive. Non si fanno prigionieri, c’è un disprezzo brutale che travolge gli inermi, la legge morale, indotta dalla tecnologia possibilista, è “se poteva farlo ha fatto bene a farlo anche per noi che non contiamo niente”. L’ammirazione per qualsiasi forma criminale più che sdoganata è parossistica, da tifo ultrà, il disprezzo per chi “non può”, a qualsiasi livello, è totale e di una violenza razzistica, biologica finora sconosciuta.
E chi meglio delinque meglio si sistema. A risolvere gli incidenti di percorso provvede poi certo garantismo peloso, riservato a chi se lo può comperare siano feti, ragazzini bruciati, catechiste fatte fuori, prede da strada da finire a coltellate o martellate. Una danza macabra di comportamenti aberranti, di facce stravolte, di furori assurdi, di logiche demenziali ma indietro non si torna e l’unica legge che vige davvero è quella della notorietà. Sempre, anche a Garlasco dove se mai uscirà un assassino certo non finirà in galera ma in politica. Lo saprete presto.
Max Del Papa, 9 maggio 2026
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@ Anna Subbotina Tramite Canva


