Esteri

Putin ha chiesto a Trump che l’Ucraina ceda un territorio chiave

Per la pace, Mosca chiederebbe il pieno controllo della regione orientale. Intanto spunta l’idea di una galleria Alaska-Russia da 8 miliardi

Trump e Putin e la telefonata sui territori dell'Ucraina Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La cessione di un territorio chiave per sbloccare la pace. Secondo quanto riportato dal Washington Post, durante una telefonata avvenuta giovedì con il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin avrebbe chiesto che Kiev conceda alla Russia il pieno controllo della regione di Donetsk come condizione per porre fine al conflitto in Ucraina. Il quotidiano statunitense cita due funzionari a conoscenza della conversazione.

Il Donetsk, situato nell’Ucraina orientale, è considerato un’area di rilevanza strategica. Mosca tenta di conquistarla da anni, ma le forze ucraine continuano a mantenere il controllo della zona, considerata un punto chiave per la difesa del Paese e per impedire un’eventuale avanzata russa verso Kiev. Secondo le fonti citate, la richiesta di Putin indicherebbe che il leader del Cremlino mantiene le stesse posizioni sulle regioni contese, nonostante le dichiarazioni di ottimismo di Trump riguardo a un possibile accordo di pace.

Le stesse fonti riferiscono inoltre che, nel corso della conversazione, Putin avrebbe accennato alla possibilità di rinunciare a parti di altre due regioni ucraine, Zaporizhzhia e Kherson, parzialmente sotto controllo russo, in cambio della piena sovranità sul Donetsk. Dopo oltre un anno di combattimenti, la linea del fronte tra le forze russe e ucraine resta sostanzialmente immutata, e la Russia controlla attualmente circa il 20 per cento del territorio ucraino.

Giovedì Trump ha incontrato alla Casa Bianca il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo il Washington Post, durante il colloquio l’inviato statunitense Steve Witkoff avrebbe esercitato pressioni sulla delegazione ucraina per accettare la cessione del Donetsk, sostenendo che la regione è “prevalentemente di lingua russa”, un argomento spesso richiamato dal Cremlino. Il quotidiano sottolinea però che la lingua russa è storicamente diffusa in Ucraina, anche tra chi non simpatizza per Mosca. Molti ucraini, compreso Zelensky, sono cresciuti parlando russo, ma dopo l’annessione della Crimea nel 2014 l’uso della lingua ucraina è aumentato in tutto il Paese. Witkoff è stato uno dei principali interlocutori tra la Casa Bianca e il Cremlino prima dell’incontro tra Trump e Putin, avvenuto lo scorso agosto ad Anchorage, in Alaska. Il segretario di Stato Marco Rubio sta invece coordinando la preparazione del prossimo vertice di Budapest, accolto con favore dal governo ucraino.

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Ma c’è anche altro in agenda, ossia i potenziali affari sull’asse Washington-Mosca. Secondo quanto riportato da fonti vicine al Cremlino, un consigliere di Putin avrebbe proposto a Trump un progetto per la costruzione di una galleria di circa 112 chilometri sotto lo stretto di Bering, con l’obiettivo di collegare l’Alaska alla Russia. “L’idea di una galleria sotto lo stretto di Bering da 112 chilometri che colleghi l’Alaska alla Russia proposta da un consigliere di Vladimir Putin per il tycoon è interessante”, avrebbe commentato Trump, mentre il presidente ucraino Zelensky “non è entusiasta”.

Il progetto, denominato informalmente “Putin-Trump tunnel”, avrebbe lo scopo di “unire i due Paesi, favorire la ricerca di risorse naturali e simboleggiare l’unità”, come ha scritto sui social il consigliere del Cremlino dopo la telefonata tra i due presidenti. L’iniziativa, stimata in circa 8 miliardi di dollari e della durata di otto anni, vedrebbe anche la possibile partecipazione di Elon Musk tramite la sua azienda The Boring Company, specializzata in infrastrutture sotterranee.

Il promotore del progetto è Kirill Dmitriev, a capo del fondo sovrano russo e da tempo sostenitore di un riavvicinamento tra Washington e Mosca. “Il sogno di un collegamento tra Stati Uniti e Russia attraverso lo stretto di Bering riflette una visione decennale: dalla ferrovia Siberia-Alaska del 1904 ad un piano russo del 2007”, ha scritto Dmitriev, condividendo anche alcune grafiche sul progetto. Negli anni, diverse proposte di collegamento tra i due continenti sono state avanzate, ma non hanno mai trovato concreta realizzazione a causa dei costi elevati, della scarsità di scambi economici diretti e delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Russia.

Franco Lodige, 19 ottobre 2025

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