“Non voglio perdere tempo, non voglio sprecare un incontro. Vediamo che succede. Non ho ancora preso una decisione. Dirò quello che farò nei prossimi due giorni”. Al momento non è previsto un incontro “nell’immediato futuro” tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin per discutere la pace in Ucraina. La conferma è arrivata dallo stesso tycoon dopo le indiscrezioni lanciate da un alto funzionario della Casa Bianca e riportate dalle agenzie internazionali. La dichiarazione arriva a pochi giorni da una telefonata tra i due leader, durante la quale era stata avanzata l’ipotesi di un possibile faccia a faccia a Budapest entro due settimane.
La questione del cessate il fuoco in Ucraina, che continua a generare divergenze tra Washington e Mosca, sembra aver rallentato i preparativi per un nuovo vertice. In un colloquio telefonico definito “produttivo” con il segretario di Stato americano Marco Rubio, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che la Russia si oppone a una cessazione immediata delle ostilità. Tale misura è stata recentemente sollecitata da Trump e oggi sostenuta anche in una dichiarazione congiunta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky insieme ai principali leader europei.
Sulla possibilità di un incontro tra Trump e Putin, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato che “né il presidente Trump, né il presidente Putin hanno indicato date precise, serve preparazione, una preparazione seria”. Lavrov, da parte sua, ha sottolineato che un semplice congelamento del conflitto rischierebbe di far dimenticare le “cause profonde di questo conflitto”, tra cui, secondo la posizione russa, l’espansione della Nato verso est e l’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, considerato da Mosca una minaccia diretta alla propria sicurezza. Il ministro russo ha inoltre richiamato gli “accordi raggiunti durante le lunghe trattative” tenutesi in Alaska nel mese di agosto, affermando che un cessate il fuoco immediato sarebbe in contrasto con quanto discusso in quell’occasione. In quella sede, ha ricordato Lavrov, Trump avrebbe sostenuto che “serve una pace duratura e sostenibile e non un immediato cessate il fuoco”.
Nel frattempo, secondo quanto riportato da Bloomberg, l’Unione Europea e l’Ucraina starebbero lavorando a un proprio piano di pace articolato in 12 punti. Tuttavia, da Mosca si guarda con sospetto all’iniziativa europea. Secondo il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov si tratterebbe di un tentativo volto a ostacolare un nuovo vertice tra Trump e Putin. “Non c’è nessuna questione che gli interessi, tranne come danneggiare la Russia, minare le nostre posizioni e rendere più difficile per noi risolvere i problemi che dobbiamo affrontare” ha affermato Ryabkov, aggiungendo che l’Unione Europea rappresenta “la forza più distruttiva sulla scena internazionale”. Ryabkov ha inoltre smentito le notizie, riportate dalla Cnn, relative al rinvio di un incontro di persona tra Lavrov e Rubio: “Vorrei sottolineare che è impossibile sospendere una cosa che non è ancora stata concordata”, ha dichiarato. A suo avviso, la possibilità di un incontro tra i due ministri degli Esteri “esiste come idea, ma è prematuro parlare di una data”.
Infine, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, durante un incontro tenutosi lo scorso venerdì alla Casa Bianca, Trump avrebbe comunicato a Zelensky l’intenzione di non fornire all’Ucraina i missili a lungo raggio Tomahawk. Inoltre, avrebbe affermato che il ritorno del Donbass sotto il controllo ucraino non rappresenta una priorità, sottolineando il proprio impegno a cercare una soluzione rapida al conflitto, indipendentemente dalle sorti della regione. Nelle scorse ore Zelensky aveva evidenziato che la questione delle armi a lungo raggio all’Ucraina, come i missili Tomahawk, rappresenta “forse la chiave per la pace” dato che “più aumenta la gittata delle nostre capacità militari, più cresce la disponibilità russa a mettere fine alla guerra”. Il leader ucraino aveva definito la discussione sull’eventuale invio dei missili da crociera Tomahawk “un forte investimento nella diplomazia” perché ha mostrato che “proprio quella è la carta che la Russia teme davvero”.
Franco Lodige, 22 ottobre 2025
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