La diplomazia si ferma, i missili tornano a parlare. La Russia starebbe valutando una nuova escalation della guerra in Ucraina, con attacchi condotti attraverso potenti missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture strategiche situate in altre città del Paese. A riferirlo è Bloomberg, sulla base delle informazioni raccolte da fonti vicine al Cremlino.
Il possibile cambio di passo arriverebbe dopo lo stallo dei negoziati. Le distanze tra Mosca e Kiev restano profonde e, secondo le fonti, i tentativi di raggiungere un accordo avrebbero sostanzialmente riportato le parti al punto di partenza. Vladimir Putin non sarebbe intenzionato a fermare le operazioni militari né per effetto delle sanzioni occidentali né in seguito agli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi e reti logistiche russe.
Al Cremlino si starebbe inoltre rafforzando la convinzione che le incursioni compiute dall’Ucraina sul territorio russo siano sostenute direttamente dai Paesi della Nato, attraverso la fornitura di armi, informazioni di intelligence e assistenza militare. Da qui anche il nuovo avvertimento rivolto al Regno Unito.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha minacciato possibili rappresaglie contro “qualsiasi installazione militare britannica” presente in Ucraina e, eventualmente, anche fuori dal territorio ucraino. La risposta di Mosca sarebbe legata all’impiego di armamenti forniti da Londra negli attacchi condotti da Kiev in Russia.
Putin, intervenendo nel fine settimana con la televisione di Stato, ha minimizzato le conseguenze delle incursioni ucraine sull’economia russa e promesso un “contraccolpo” contro i settori più sensibili dell’Ucraina. “L’Ucraina ha aperto questo vaso di Pandora”, ha dichiarato il presidente russo, lasciando intendere che Mosca disponga ancora di un ampio margine per aumentare la pressione militare.
Sul fronte diplomatico, gli sforzi americani non hanno finora prodotto risultati. Il Cremlino avrebbe ormai accantonato l’ipotesi di un’intesa maturata tra Putin e Donald Trump durante il vertice di Anchorage dello scorso agosto. Il possibile compromesso avrebbe previsto pressioni statunitensi su Kiev affinché cedesse alla Russia la regione orientale di Donetsk.
L’Ucraina ha però sempre respinto la richiesta di consegnare a Mosca la fascia fortificata di città che le truppe russe non sono riuscite a conquistare interamente neppure dopo anni di combattimenti. Anche Washington ha ridimensionato la ricostruzione russa dei colloqui. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già chiarito a giugno che gli Stati Uniti non condividevano quella lettura, mentre a luglio aveva parlato della necessità di elaborare “nuovi concetti” per superare lo stallo.
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In questo scenario si inserisce la missione a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, che martedì ha incontrato il capo dell’intelligence estera russa Sergei Naryshkin. I contenuti del colloquio non sono stati resi pubblici. Naryshkin ha parlato di un incontro ordinario, dedicato a questioni di competenza delle rispettive agenzie. Secondo il Wall Street Journal, però, Ratcliffe avrebbe anche avvertito il Cremlino sulle conseguenze di un eventuale attacco contro un Paese della Nato. Nuove valutazioni dell’intelligence americana indicano infatti che Putin potrebbe tentare, nei prossimi anni, di mettere alla prova la tenuta dell’Alleanza con un’azione circoscritta: da un’offensiva informatica a una piccola incursione terrestre, probabilmente contro uno Stato baltico. Nei calcoli di Mosca potrebbe rientrare anche la carenza di munizioni occidentali, aggravata dal loro impiego nel conflitto con l’Iran. Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero intanto tornare nella capitale russa dopo otto mesi di assenza e potrebbero successivamente raggiungere Kiev. Nessuna data ufficiale è stata però ancora comunicata.
Mosca ha però respinto la ricostruzione americana. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito “storie allarmistiche” le ipotesi di un possibile attacco russo contro un Paese della Nato, sostenendo che non abbiano “nulla a che vedere con la realtà né con le intenzioni della Russia”. Secondo Peskov, sarebbero invece gli Stati europei a condurre una politica “aggressiva” nei confronti di Mosca. Anche Donald Trump ha escluso che la missione di Ratcliffe fosse legata a minacce contro l’Alleanza atlantica, descrivendo la visita come “quasi di routine” e collegandola piuttosto agli sforzi per fermare la guerra in Ucraina. Si è trattato comunque del primo viaggio conosciuto di un direttore della Cia in Russia dal novembre 2021, quando William Burns raggiunse Mosca pochi mesi prima dell’invasione. Naryshkin ha a sua volta ridimensionato la portata dell’incontro, spiegando che i contatti tra i vertici dei servizi rientrano nella normale attività delle agenzie. Le rassicurazioni arrivano mentre diversi Paesi della Nato accusano la Russia di sabotaggi, operazioni di spionaggio e azioni di guerra ibrida, oltre alle intrusioni di droni o missili denunciate da Polonia e Romania. Accuse che il Cremlino continua a respingere.
Resta infine il nodo nucleare. La nuova spirale di attacchi avrebbe riaperto tra i falchi russi il dibattito sull’eventuale utilizzo di ordigni tattici come misura estrema. Al momento, tuttavia, non emergono segnali concreti di preparativi in questa direzione. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, considera il rischio “estremamente basso”: finché il Cremlino potrà intensificare gli attacchi convenzionali, avrebbe pochi motivi per oltrepassare la soglia nucleare.
Massimo Balsamo, 27 agosto 2026
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