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La corsa all'Eliseo

“Putiniana”. “Climaipocrita”. Com’è andato davvero il duello Macron-Le Pen - Seconda parte

Il confronto tv tra i due candidati ha visto uscire vincitore il presidente uscente. Ma il ballottaggio è ancora aperto

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La spinta green di Macron

A prescindere dal classico dibattito elettorale e dalla spunta di tutti quegli argomenti ghiotti a livello mediatico, dal duello di ieri sera che differenza è emersa tra i due candidati? Sostanzialmente nessuna. Analizzando le mosse dei due politici, e guardando le decisioni del passato non troppo lontano, la visione è quella di una Le Pen che parla alla pancia del paese sostenendo che il gas russo serve e dall’altra un Macron che parla di ambiente nascondendo tutto dietro ad una cartina tipica di un greenwashing ormai poco credibile, e lo conferma la poca considerazione nei confronti di Anne Hidalgo, unica che sta conducendo una vera battaglia sull’ambientalismo.

Allo stesso tempo, per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino e le conseguenze economiche-politiche che ne conseguono vediamo un candidato uscente che è favorevole a produrre tutta l’energia con il nucleare e perciò non così distante dalla posizione dell’avversaria che, in aggiunta, promette di abbassare l’iva sugli idrocarburi ma punta anche lei allo stesso obiettivo del liberalconservatore.

Il malumore dei francesi

Infine, quindi, la battaglia presidenziale francese vede a tutti gli effetti due volti dello stesso conservatorismo europeo, quel conservatorismo che sta oggettivamente portando alla cancellazione di quello stato sociale che ha sempre caratterizzato la Francia. Il malumore generato è sempre maggiore, infatti, soprattutto nella fascia più povera del paese che dopo anni si è infatti riunita sotto la figura di Melenchon, indipendentemente dal colore politico di cui era rappresentante e dimostrando così di vedere i due candidati come due facce della stessa medaglia.

Nonostante i duellanti sia siano sforzati a contrapporsi, le differenze evidenziate maggiormente, come già detto, sono state tematiche di minor conto rispetto alla situazione del paese, sulla quale nessuno dei due è riuscito ad avere una posizione dirompente. È palese, a questo punto, che la decisione tra i due sarà solo ideologica, con un presidente uscente che – seppure in vantaggio stando ai sondaggi – sembra riuscire ad utilizzare come unica vera arma quella tipica del progressismo, urlando “aiuto, il fascista!”.

Bianca Leonardi, 21 aprile 2022