Politica

Qatargate, così Conte umilia (ancora) Schlein

I Cinque Stelle votano contro la Moretti ed Elly incassa l’ennesimo schiaffo nel campo largo

Schlein conte moretti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su chi comanda davvero nel cosiddetto “campo largo”, l’ultima votazione del Parlamento europeo li ha spazzati via senza troppi complimenti. Giuseppe Conte, ancora una volta, ha deciso. Elly Schlein, ancora una volta, ha incassato. E il Pd, ancora una volta, si è fatto trovare in posizione di rigorosa subalternità.

La vicenda è quella della revoca dell’immunità ad Alessandra Moretti, eurodeputata dem coinvolta nell’inchiesta Qatargate. L’aula di Strasburgo ha votato a larga maggioranza per togliere lo scudo parlamentare: 497 sì, 139 no e 15 astenuti. Ma il dato politico non è nei numeri. È nel fatto che il Movimento 5 Stelle abbia votato compatto per la revoca, infliggendo l’ennesima umiliazione pubblica al partito guidato da Schlein. Un partito alleato, almeno sulla carta. Un partito che continua a parlare di unità, di coalizione, di alternativa alla destra. Ma che, nei fatti, viene regolarmente preso a schiaffi dall’autoproclamato avvocato del popolo.

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La linea dei Cinque Stelle è sempre la stessa: giustizialismo duro e puro, anche quando le inchieste si sgonfiano, anche quando il garantismo diventa improvvisamente un optional. Conte lo aveva annunciato, Conte lo ha fatto. E il Pd? Muto, rassegnato, come se fosse ormai normale che il partner di coalizione voti contro i suoi uomini senza nemmeno fingere un imbarazzo istituzionale.

Non è finita qui. Perché nella stessa giornata il Parlamento europeo ha respinto la richiesta di revoca dell’immunità per un’altra eurodeputata dem, Elisabetta Gualmini. Anche in questo caso, però, i Cinque Stelle hanno votato per toglierle l’immunità. Risultato? Gualmini salva grazie ad altri, Pd colpito di nuovo, Conte che ribadisce chi detta la linea morale della sinistra.

È un film che conosciamo bene. È lo stesso schema visto sul reddito di cittadinanza, quando il Pd ha rincorso per anni una misura grillina salvo poi prenderne le distanze sottovoce. È la stessa dinamica delle politiche estere, dove Conte strizza l’occhio al pacifismo più ideologico e Schlein segue, salvo poi correggere il tiro quando arrivano le critiche. È lo stesso copione delle piazze, delle manifestazioni, delle parole d’ordine: il Pd fa da spalla, il M5s detta il tema.

Il paradosso è che Elly era arrivata alla guida del Pd promettendo autonomia, identità, discontinuità. E invece oggi il Nazareno sembra una dependance di via di Campo Marzio. Ogni volta che Conte decide di marcare il territorio, lo fa sulla pelle dei democratici. E ogni volta il Pd abbassa la testa, sperando che l’umiliazione sia l’ultima. Spoiler: non lo è mai.

Nel “campo largo” l’unica cosa davvero larga è lo spazio che Conte si prende. Agli altri resta il compito di applaudire. O, al massimo, di far finta di niente.

Franco Lodige, 16 dicembre 2025

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