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Il caso all'Europarlamento

Qatargate, ora scarcerate Eva Kaili

L’ex vicepresidente del Parlamento Ue in galera a Bruxelles. Gli avvocati chiedono la scarcerazione: “È innocente”

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Va bene, vi sembrerà provocatorio ed è volutamente così. Ma Eva Kaili, l’ex vicepresidente del Parlamento Europeo, investita dallo scandalo Qatargate, deve essere scarcerata. Ha una figlia di 22 mesi, ora affidata ai nonni visto che il padre, Francesco Giorgi, se ne sta pure lui dietro le sbarre a Bruxelles: che senso ha tenerla rinchiusa se il processo è agli inizi e lei si dichiara innocente?

Sia chiaro: chi scrive non ha letto le carte dei magistrati belgi né i rapporti dei servizi segreti da cui sarebbe scaturita l’intera indagine, ma solo quanto emerso dalle fughe di notizie. Quindi la richiesta di scarcerare Eva Kaili non nasce da una valutazione del caso giudiziario, che farà il suo corso, ma da un principio di diritto. La bella greca, che non vuole fare la fine di Ifigenia, si è dichiarata innocente. Le hanno trovato migliaia di euro in casa in banconote, è vero, ma lei assicura non siano i suoi. “Si fidava di Giorgi e lui l’ha tradita – ha gridato ai quattro venti oggi il suo avvocato – Kaili è innocente, non è mai stata corrotta e non sapeva dei soldi”. È vero? È falso? Poco ci interessa, in questo momento.

Per approfondire

Noi italiani dovremmo sapere che ogni imputato, almeno secondo Costituzione italiana, è innocente fino a sentenza di condanna definitiva. Si devono in sostanza pronunciare tre collegi giudiziari prima di avere la certezza che Eva Kaili si sia fatta pagare dal Qatar per indirizzare le sue azioni politiche all’Europarlamento. Per ora parliamo solo delle deduzioni dei pm e manca il riscontro dell’aula processuale. Sino ad allora, per quale motivo tenere al fresco la madre di una bambina piccola?

Siamo seri. Se messa agli arresti domiciliari, o liberata col braccialetto elettronico, Eva Kaili non avrà alcuna possibilità di fuggire. L’inquinamento delle prove è un’ipotesi talmente irreale, visto il patatrac mediatico, che non occorre neppure discuterne. E per quanto riguarda la reiterazione del reato, pare improbabile che i Paesi del Golfo si rivolgano nuovamente a lei con una valigetta di danaro contante visti i riflettori che ormai ha puntati addosso. Insomma: la bella greca è innocua per la società, non ha ucciso nessuno né stuprato chicchessia. Perché dunque dovremmo rinchiuderla quando – tecnicamente – è ancora innocente?

Questo non significa che le ombre non ci siano. Che 750mila euro cash non siano difficili da spiegare. Che gli indizi portino in quella direzione. E poi certo: la figuraccia politica è già appurata, mazzette o meno: a far arrossire di imbarazzo è sufficiente il fatto che un politico di sinistra elogi un Paese dove vige la sharia, dove i lavoratori migranti non se la passano bene e gli omosessuali sono ritenuti dei malati. Ma tenerla ancora in regime di carcere preventivo non ha molto senso. Oggi è attesa la decisione del giudice sulla sua scarcerazione. Gli avvocati hanno chiesto i domiciliari o il braccialetto elettronico, cioè un regime di sorveglianza meno duro. Sarebbe giusto così.

Giuseppe De Lorenzo, 22 dicembre 2022