Politica

Quando c’era LVI non ne parliamo. Giorgia ma che t’incazzi a fare per mister 2%?

Renzi si diverte a provocare Meloni che a quanto dicono ci casca. Ma forse è la destra che governa ma non comanda ad avere smarrito la rotta

Matteo Renzi cartelloni treni Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI

Matteo Renzi, mister due per cento, ma pure de meno, ci prova gusto nell’indispettire la Meloni e lo fa in tutti i modi provocatori ma bambineschi che gli vengono in mente, l’ultimo è una bischerata di manifesto per chieder soldi per il partitello condominiale col pretesto dei treni in ritardo, un modo per darle della fascista, non molto maturo ma molto maramaldo perché ogni giorno che passa Giorgia Meloni se mai si sforza di aderire a una sensibilità di sinistra, si ha sempre più spesso l’impressione che ciò che Lella (o Mattarella) desidera, Giorgia pronuncia: come nella reazione contro Israele a proposito della Flotilla, sulla quale l’immancabile Nordio ci butta sopra palle incatenate.

Mosse azzardate, che perdono voti a scroscio, che inducono una certa impressione da liquidazione anticipata,“va beh, ormai è persa, andiamocene tutti al mare”. Perché, intendiamoci, criticare Israele si può, si deve ogni volta che lo merita e non sono poche, però, ecco, arrivare a crocifiggerla per difendere i flotilla, questo diventa francamente troppo: non lo sanno, non lo sa il governo italiano chi c’è dietro e dentro questi scappati di casa?

Ci vuole la fanciullesca disinvoltura di un Renzi per definire fascista un governo così cauto con l’Islam di conquista, i cui maggiorenti, da Meloni a Tajani a Piantedosi, dopo la strage di Modena, dalle dinamiche evidenti, girano alla larga, mandano comunicati che sono capolavori di omissioni e mezze verità. Col bell’effetto di sentirsi smentire dalla procura di Modena – e Modena è una città-sistema del PD – che in pratica dice no, signori, non potete arrivare a tanto, questo maranza è uno che sta dentro un sistema, uno che noi siamo costretti a tenere chiuso perché non si è affatto “pentito”, anzi vuole riprovarci, vuole fuggire (in Marocco, non in val Brembana), sta mentendo e non ha alcuna intenzione di spiegare che ci faceva con dieci tra telefoni e computer, con le criptovalute, essendo disoccupato ed anzi inferocito perché “bullizzato”: dovete darmi il lavoro che voglio, dove voglio, alle condizioni che voglio, se no vi brucio, bastardi cristiani.

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Un governo responsabile a questo punto dovrebbe dire una sola cosa (e vi aspetto tra poche righe con la premier giapponese): l’integrazione dei bimbiminkia evoluti in stragisti ha fallito e questa pare tanto una strage islamista. Invece stanno schiacciati e alimentano la sensazione, senz’altro distorta ma il potere si prende e si perde con le sensazioni, di un governo che in realtà era un cavallo di Troia della sostituzione voluta dalla sinistra; non è che pure sui fronti, più neutri, delle tasse, degli affitti, dell’energia, della sburocratizzazione si siano scorti chissà quali passi avanti di stampo thatcheriano o mileiano. In tutto questo, Renzi si diverte a provocare Meloni che a quanto dicono ci casca, s’incazza come davanti all’ingratitudine senza pudore. Ma come? Io ce la metto tutta per andar d’accordo con voi e voi mi trattate così? Mi date ancora della fascista?

Giochetto scherzetto che non finirà mai perché i comunisti sono fatti così, perché porta frutti e perché l’interessata dimostra di patirlo fin troppo. A noi sull’Islam di conquista piacerebbe sentire meno balbettii, meno formule gesuitiche, meno “il soggetto è un uomo, un italiano” e più il discorsetto della primo ministro giapponese Sanae Tajaichi: “Meglio che la popolazione si riduca piuttosto che riempire il Paese di immigrati poco qualificati provenienti da culture aliene. Preservare lo stile di vita del Giappone conta più del lavoro a basso costo. Possiamo risolvere la crisi della natalità senza affidarci a stranieri incompatibili. Non hai più un Paese quando diventi una minoranza”. Avete sentito qualche premier nostrano osare qualcosa di lontanamente paragonabile? Qui si esorcizzano le stragi islamiste e si fanno i decreti flussi da 500mila nuovi ingressi l’anno come piace alla Baronessa che vuol liquidare l’Italia. E ovviamente non basta a scamparsi l’insinuazione di fascista sui treni che non arrivano in orario neanche “quando c’era lei”. Ironia da toscano alla panna, starei per dire a immagine e somiglianza di chi l’ha concepita ma mi trattengo, il ragazzo ha la querela facile, non gli bastano mai.

Meloni, dunque, s’incazza. Ma perché poi? Son ragazzate, altri sono i problemi, poi che “la Stampa” riferisca di un vertice convulso con le Ferrovie, ammesso non sia una delle solite balle d’appendice, può dare se mai la misura di una coda di paglia lunga come la dorsale adriatica: cosa credono, che i viaggiatori non se ne accorgano da soli? Ma adesso il problema è tutt’altro e sta in un rimettere il governo sul binario giusto (c’è stato mai davvero?), possibilmente senza ritardi omerici o cancellazioni definitive.

Sono le contraddizioni interne, sono i “sentiment”, diciamola così, di quelli che sui social dicono, e lo dicono in sempre maggiore proporzione: mah, io questi qui non li capisco più, non so dove vanno a parare. Dicono anche, ed è la constatazione che dovrebbe scuotere di più, svegliare di più: dopo il referendum sembrano groggy, non ne azzeccano più una. Effettivamente si riscontra una sorta di stordimento in certe difese d’ufficio dei feticci cari a una sinistra che non ne avrà mai abbastanza. Ma la sinistra, che i treni non li ha fatti andare mai, che li sabota per rappresaglia, fa lo sporco mestiere suo, è la destra che governa ma non comanda ad avere smarrito la rotta. Finendo nella scia della Flotilla.

Max Del Papa, 22 maggio 2026

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