Se passi per San Vito di Altivole, devi fermarti là, dove c’è il cimitero, entra e prosegui fino ai propilei del Memoriale Brion. Scosta le fronde che ti invitano sulla scena e segui il percorso che Carlo Scarpa ha ideato: i gradini ampi e spostati a sinistra ti muovono dalla parte del cuore.
L’architetto e artista veneziano fa parte di una categoria eccezionale, quella dei visionari investiti dell’arduo compito di incanalare le contraddizioni, i movimenti dissidenti e tradurli per tutti. Le sue opere sono dei varchi di acqua e luce che ci spiegano cose che con la sola razionalità non si possono comprendere, è uno sperimentatore di forme, spazi e materiali, di invenzioni poetiche che un’espressione verbale difficilmente può supplire.
“I veri sperimentatori devono rendere tutto nuovo […] e in questo processo devono scoprire le cose da soli. Ma, a meno che non siano usciti di senno, devono voler rimanere in contatto con noi, devono portare a noi notizie dal loro mondo” così spiega Raymond Carver. Li riconosci subito questi tali perché sono fuori dagli schemi, non rientrano in una élite, non vogliono una riconoscibilità fine a sé stessa e tuttavia ce l’hanno naturalmente nel momento agiscono e creano.
Un cerchio rosa e uno azzurro si intersecano e raccolgono spazio e tempo riducendoli a “uno”, a un amore in cui le contraddizioni si completano, morte e vita diventano sorelle; così Scarpa ci fa superare immediatamente questo scandalo dell’antitesi e della dualità che abita in noi e nella storia. Cammini verso sinistra, il riverbero della luce sull’acqua dipinge movimenti eterni sul calcestruzzo, cemento e ferro che si anima e vive, mentre i due sarcofagi paiono culle di nascita oscillanti, attratti eternamente e magneticamente l’uno verso l’altro nella tensione d’amore dei due coniugi Brion.
Ci sono cose che prima si intuiscono e poi si comprendono. In questo luogo le forme, gli spazi, i colori, le luci, i materiali si spalleggiano e influiscono su chi si lascia provocare. Ci sono degli influssi, dice sempre Carver, irresistibili come maree. Noi possiamo lasciare che agiscano sulla nostra precomprensione, è un apprendimento non convenzionale e sacro come una grazia. Tale movimento ci investe dunque, ma quel che è straordinario è che a volte, a distanza, ne avviene un altro che richiama il precedente e lo completa misteriosamente.
Sono faccende appena al di sotto del miracoloso che ci modellano e ci rinnovano permettendoci di comprendere in modo alternativo, perché questi riverberi di mistero ci dilatano la prospettiva e ci donano consapevolezza. Così, a destra, nel padiglione di fronte al ninfeo l’atmosfera diventa ieratica e precisa, quando Scarpa ti fa posizionare lo sguardo sulla campagna trevigiana oltre il muro inclinato e l’arcosolio si unisce all’orizzonte. È un’acme di spirito. E morte e vita insieme non fanno paura, la contraddizione è placata in una totalità che dà pace. Il luogo di morte, un cimitero, diventa un portale aperto all’alternativa sorella, la vita.
Fiorenza Cirillo, 3 settembre 2025
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