Società

Quando il “no” diventa opportunità

© Milkos e peshkov tramite Canva.com

Poniamo di avere un piano, un progetto nella mente che abbiamo curato così bene nei dettagli che non concepiamo alternative, poniamo che nel tragitto ci capiti una battuta d’arresto che ci obbliga a fermarci e ricalcolare il percorso. Ecco, appena ricevuto, quel “no” ci paralizza. Pensiamo a un progetto mancato, a un’insufficienza a scuola, a quel ragazzo che non ci risponde, a quella promozione lavorativa promessa e non mantenuta, a lei che alla fine sta bene così, senza di te.

Torniamo e ritorniamo con ossessione su quell’idea e più ci stiamo sopra, più fantastichiamo sulle conseguenze felici che avremmo vissuto grazie a un “sì”, più sgusciamo via dalla vita vera, immobilizzati in un tempo di vana attesa. Che bello sarebbe stato se tutto fosse andato come speravo! E invece no, le cose hanno preso un’altra piega e mentre stiamo lì ad analizzare il passato o il periodo ipotetico dell’irrealtà, il tempo si spreca, perché non lo abitiamo. Abbiamo infatti la presunzione smodata che le nostre percezioni e i nostri disegni siano gli unici possibili.

Se, anche solo per un istante, accogliessimo un’alternativa, prenderemmo coscienza del fatto che il sapere del mondo è grande, più grande di quello contenuto nella nostra testa e in questo allenamento cominceremmo a sospettare la presenza di un Logos talmente vasto sopra di noi che dovremmo almeno sentirne il respiro. La nostra idea infatti può essere una buona idea, anche nobile, la nostra prospettiva può essere ampia, affascinante, ma non possiamo pensare che il mondo si esaurisca nella nostra mente, non possiamo ridurre tutto alla nostra sola capacità, a ciò che siamo in grado di contenere.

La storia in cui ci muoviamo è con noi e oltre noi. Questa coscienza non ci toglie l’immediata frustrazione di un fallimento, ma ci permette di delimitarlo, di oggettivarlo in una e una sola delle possibilità che ci riguardano: le variabili dell’esistenza, infatti, sono molteplici e spesso prescindono dalle nostre concezioni. Allora, in un dialogo libero con gli eventi, le membra si scioglierebbero fino alla radice dei capelli, perché non teniamo noi le fila della storia a cui pur apparteniamo; siamo stelle in un firmamento infinito.

Lo stesso Giambattista Vico, solo in seguito a un “no”, la bocciatura al concorso di Diritto Civile, avrà il tempo necessario da dedicare alla scrittura del suo capolavoro La scienza nuova. In esso ci spiega che l’esito di un’azione può essere diverso dal motivo per cui è stata generata; ad esempio, una motivazione cattiva può portare a un fine buono, perché l’uomo si muove in un’inconsapevole eterogenesi dei fini, in cui le intenzioni umane vengono modificate, a volte addirittura rovesciate, raggiungendo risultati diversi rispetto a quelli prefissi, ma rigenerati in toto dalla provvidenza.

La storia, dunque, è fatta dagli uomini e da Dio, che non permetterà al tempo di essere ridotto in cenere.

Fiorenza Cirillo, 17 marzo 2024

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