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Quando Serra diceva: “L’epidemia è un bluff”

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I tempi cambiano. Se oggi Michele Serra sostiene che “il no vax impone alla comunità la sua scelta” e ritiene lunare che insegnanti, medici e infermieri non vogliano vaccinarsi, un tempo si mostrava decisamente più prudente su simili argomenti. Vale la pena mettere indietro le lancette del tempo e rileggersi quanto scriveva la fine penna di Repubblica nel lontano giugno del 2010. Altra epoca, diversa epidemia. Eppure caratterizzata da quello stesso “isterismo salutista” di noi occidentali, così facili ad aderire ad ogni terrore “sanitario”.

Nella sua Amaca, Serra descriveva “l’esagerato allarme” dell’influenza suina, denunciava “lo smisurato business di vaccini” come un complottista qualsiasi, bacchettava “quella parodia dell’immortalità che è il salutismo”. Tutte considerazioni intelligenti, sia chiaro. Ragionamenti che riguardavano una malattia poi rivelatasi progenitrice di questa e che infatti presentano non pochi paralleli nel tempo presente. Ma che se venissero scritti oggi, in questi anni di sanitariamente corretto e rischio zero assoluto, trasformerebbero l’Amaca in un rifugio di negazionisti e sovversivi no vax. A metterla all’indice – peraltro – sarebbe quello stesso quotidiano che ogni giorno la ospita. Quindi ci pensiamo noi a farvela rileggere:

Ora anche “autorevoli riviste scientifiche” (non si conosce una rivista scientifica che non sia autorevole) certificano che l’allarme dell’ Oms sulla cosiddetta influenza suina fu esagerato; e forse lo fu artatamente, per gonfiare lo smisurato business dei vaccini. Rischia di farla franca, però, il vero mandante di quel delitto, che è l’ isterismo salutista di buona parte degli occidentali, presso i quali qualunque allarme sanitario trova immediata e direi entusiastica adesione. Pur di impasticcarsi, ospedalizzarsi, sindromizzare ogni aspetto della vita, crearsi sempre nuove dipendenze da farmaco, c’ è una marea di persone che è disposta a credere a qualunque spettro. Non sono un esperto, ma credo che l’ ipocondria stia diventando una delle malattie più diffuse. Quanto è sana e giudiziosa la medicina preventiva, quanto è perniciosa e stupida quella parodia dell’ immortalità che è il salutismo. Le speculazioni e le furbate dell’ industria farmaceutica avrebbero molto meno spazio se la clientela non fosse costituita, in larga parte, da pavidi creduloni che evidentemente stanno perdendo ogni rapporto con la realtà materiale del loro corpo, e ne hanno fatto un fragile feticcio per il quale ogni disagio, ogni imperfezione è causa di panico.

Michele Serra, La Repubblica, 8 giugno 2010