Il 1° aprile 2026, Irma Testa, medaglia di bronzo olimpica di pugilato, si è scagliata contro Gabriele Gravina, presidente della FIGC. Nel suo sfogo, Testa ha lamentato le enormi differenze economiche e di trattamento tra sport come il calcio e discipline meno remunerative. “Mi alleno più dei calciatori e guadagno meno delle loro tate”, ha dichiarato la pugile. Testa ha evidenziato come gli atleti di sport considerati minori ricevano poco riconoscimento rispetto ai calciatori, pur dimostrando grandi risultati e dedizione. La sua critica arriva in un momento difficile per la Federazione, già al centro di polemiche per il fallimento della Nazionale.
La disfatta della Nazionale e le polemiche su Gravina
Lo stesso giorno, l’eliminazione dell’Italia dalle qualificazioni ai Mondiali 2026 ha innescato numerose reazioni negative. Le critiche nei confronti di Gravina sono state particolarmente dure, soprattutto per la gestione ritenuta poco efficace della Federazione. Questa eliminazione ha segnato un nuovo colpo alla credibilità del calcio italiano, già in declino negli ultimi anni. La situazione ha amplificato il malcontento generale nei confronti dei vertici del calcio, di cui lo sfogo di Irma Testa è diventato simbolo.
Alla domanda “Non teme che il calcio non riesca più a entrare nel cuore dei tifosi, mentre altri sport, altri movimenti in Italia continuano a crescere?”, Gravina ha risposto: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono sport dilettantistici e dobbiamo fare dei rapporti che sono rapporti anche sulla base di equità perché negli sport dilettantistici si possono adottare tutta una serie di scelte, di decisioni che nel mondo professionistico non è possibile. Mi riferisco anche all’utilizzo e all’impiego di tanti di giovani all’interno degli under, all’interno dei propri tornei. Per non parlare poi di altri sport che sono, diciamo, sport di Stato, basti pensare allo sci”.
Da qui la risposta di Irma Testa: “I veri professionisti siamo noi che gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando giocatori milionari fare brutte figure”, scrive Testa sul suo profilo Instagram. “Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate. Nonostante questo quando perdo (quelle poche volte) sento il peso di un’intera nazione che comunque non mi chiede niente perché impegnata a guardare il calcio…”.
La reazione del pubblico e le richieste di dimissioni
L’appello di Irma Testa ha trovato eco in una buona parte del pubblico. Molti appassionati, scontenti per i recenti risultati della Nazionale, si sono schierati al fianco della pugile. Intanto, diverse figure nello sport italiano hanno chiesto apertamente le dimissioni di Gravina. Tra queste, si è fatto sentire Aurelio De Laurentiis, noto presidente della SSC Napoli. Anche il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha espresso critiche, dichiarando la necessità di cambiamenti alla guida della Federazione.
Non solo il calcio è stato preso di mira. Irma Testa ha esteso il discorso sottolineando l’impegno e i sacrifici degli atleti in discipline meno popolari. “Noi vinciamo per la maglia e non per i soldi“, ha aggiunto, ribadendo la differenza di motivazioni tra lei e molti calciatori. Insieme a lei, anche altri sportivi come Arianna Sighel, vincitrice di medaglie nello short track, hanno espresso pareri simili. Questo ha messo in luce una più ampia disparità nel panorama sportivo italiano.
Il futuro di Gravina e le conseguenze del malcontento
La crisi della Federazione continua a far parlare. Gravina si trova al centro di una bufera mediatica e politica, con molti che ritengono necessarie le sue dimissioni. Mentre altre voci nel mondo dello sport si fanno sentire, lo sfogo di Irma Testa rimane una delle critiche più dure, sottolineando il divario tra i privilegi del mondo calcistico e la realtà di altri atleti. La sua denuncia è diventata un simbolo del malcontento per una gestione dello sport in Italia che molti ritengono sbilanciata.
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