Esteri

Quel piano riservato per Gaza: un esercito internazionale per gestire gli aiuti

L'idea a cui stanno lavorando alcune significative personalità europee: in cosa consiste

Soldati e la Striscia di Gaza
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Dopo aver sconfitto il nucleo del fondamentalismo islamico da Hamas agli Hezbollah, alla Siria di Bashar al Assad fino alla testa del serpente, gli ayatollah di Teheran, Israele subisce oggi la tattica degli jijhadisti di Gaza che usano le sofferenze del proprio popolo per isolare moralmente e politicamente Gerusalemme. Non è facile superare questa nuova sfida dei terroristi, perché il popolo ebraico ogni volta che sente messa in discussione la propria esistenza, s’irrigidisce e dà materiale alla propaganda islamista. Un errore in parte comprensibile: sono passati solo pochi decenni da quando si cercò con la più infame impresa dell’epoca moderna di sterminare fisicamente tutti gli ebrei, ebrei oggi ben decisi a impedire che un simile evento si ripeta.

Il problema è come intervenire sulle questioni di emergenza a iniziare dalla necessità di viveri e medicinali per la popolazione della Striscia e insieme costruire una strategia che garantisca sicurezza a Israele e stabilità dell’area. Se si ragiona sulle altre grandi crisi del post Guerra fredda, da quella dell’ex Jugoslavia negli anni Novanta, alla risposta agli attentati alle Torri gemelle di Manatthan del 2001, all’esigenza di liquidare Saddam Hussein per proteggere gli stati islamici moderati della Penisola araba, la via è sempre stata quella di costruire una forza d’intervento di “volenterosi” che risolvesse le questioni aperte e preparasse una nuova fase di pace (peraltro non sempre esemplare come è avvenuto in Iraq). Ed è questa la via, peraltro, che propongono oggi Londra, Berlino e Parigi per gestire un’eventuale fine del conflitto russo-ucraino, garantendo la sicurezza di Kiev.

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Il punto essenziale nelle iniziative ricordate, è stato quello di considerare che un ente come le Nazioni unite con la presenza decisiva di Cina e Russia, non fosse in grado in tanti casi di garantire vere azioni pacificatrici, oggi anche perché ricco di operatori e consulenti filo Hamas tipo Francesca Albanese. Su un’idea di questo genere stanno lavorando alcune significative personalità europee che però non devono contare solo sulla riservatezza della loro iniziativa perché io credo abbiano bisogno di una discussione pubblica che aiuti a preparare poi un’iniziativa puntuale.

Comunque, in sintesi la proposta sarebbe quella di costituire una forza militare-politica per gestire gli aiuti a Gaza, formata dagli stati europei indisponibili a operazioni antiebraiche, come tra gli altri la Germania, l’Olanda, l’Italia, la Grecia, e dagli stati arabi decisi a impedire un rilancio di un islamismo a traino iraniano cioè sauditi, egiziani e giordani innanzi tutto (con un occhio a neutralizzare eventuali eccessi di protagonismo, francesi o turchi che siano). Naturalmente sarebbe utile, ma non indispensabile, anche una copertura da parte di enti multinazionali come l’Unione europea e la Lega araba. Naturalmente i volenterosi non potrebbero agire senza coordinarsi con gli Stati Uniti e la forza militare israeliana presente a Gaza, e senza un qualche raccordo politico con un’Autorità nazionale palestinese, talvolta ambigua ma ben orientata contro Hamas.

Il senso strategico di un’iniziativa di tal fatta sarebbe anche quello di apprestare una forza che, superata l’emergenza, consentisse di costruire un’entità politica a Gaza in grado anche di garantire la sicurezza di Gerusalemme, insomma si dovrebbe avviare una sorta di processo di denazificazione (con annesso una sorta di Piano Marshall) della Striscia del tipo di quello che gli alleati nella lotta ad Adolf Hitler costituirono nella Germana del dopo Seconda guerra mondiale.

Lodovico Festa, 26 luglio 2025

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