Cronaca

Quel tizio in bici, che filma tutto e va via

A Modena non solo gli "eroi" che hanno fermato Salim El Koudri. Di fronte ad una agghiacciante scia di corpi immobili nel silenzio abbiamo visto qualcosa che non avremmo voluto vedere

Modena attentato bici
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Tutto pur di non raccontarla per quella che è, una strage islamista affidata a un pazzo, se si vuole, ma folle di odio islamico come puntualizza oggi Alessandro Sallusti. E allora fioriscono le formule alla vasellina, impersonali, anodine, paracule: incidente, tragedia, disgrazia. Una strage non viene mai da sola e non se ne va da sola, lascia dietro la scia di consapevolezze disturbanti, di evidenze inquietanti, porta via i veli di una realtà che è perfino peggiore di quella che ha smosso, scosso, tramortito. Una prima evidenza è che l’attentatore è stato subito come adottato da troppa feccia senza dignità, dalla sinistra che, non giriamoci intorno, l’islam di conquista lo ha fatto penetrare per allevarlo, lo corteggia sia in nome dell’antisemitismo che per deliranti strategie di potere, lo coltiva credendo di conquistarlo secondo logica allucinata, irresponsabile e criminale comunista; dall’altra parte si sentono, non possono non sentirsi frusciare troppe code di paglia e non perché un pazzoide saturo di odio islamico sia di per sé controllabile, tutti sappiamo che le stragi, se questi vogliono, le fanno quando vogliono, perché sono troppi, perché gli è stato lasciato il tempo di radicarsi, di organizzarsi in 30 anni e adesso possiamo solo sperare, ovvero illuderci; solo che questa mattanza di Modena arriva come attesa, nella rassegnazione, nel fatalismo, “quanto viene, viene”, ed è difficile non avvertire una gracilità nelle politiche di sicurezza della destra che voleva fermare, voleva rimandare indietro, voleva bloccare e poi tutto, quasi tutto si è perso nella nebbia delle intenzioni. Se erano intenzioni e non promesse elettorali.

Gli stragisti sono fra noi: bella scoperta, cioè orrenda. E sono ovunque, se la polizia dei Servizi mi legge, come mi legge, si faccia, per dire, un giretto dalle parti del Casoretto a Milano, vicino a dove un tempo stava il Leoncavallo, dove caddero i due ragazzi di sinistra Fausto e Iaio, e oggi invece indovina chi ci sta. Ma lo sanno, io lo so che lo sanno meglio di me. E osservano, controllano, ma per far che? Un’altra presa d’atto è che la politica di fronte ad emergenze vere, tremende, è fragile e opportunistica; e una terza certezza è che la gente, la fatidica gente, che protesta, che piange, che a volte si lancia in eroismi istintivi, presa nel complesso questa ineffabile gente non è migliore dei politici che maledice e intanto ossequia, dei terroristi che maledice e qualche volta adotta: circola un video abbastanza atroce, si vede la macchina impazzita dell’economista marxista bergamasco, poeta del disagio, che falcia tutto ciò che trova (“volevo morire, sapevo che sarei morto”: e allora perché ammazzi gli altri e poi scappi? Questo farabutto ha già cominciato, subito, a prenderci per il culo tutti e vedrete quanto velocemente Modena diventerà Garlasco), quindi si schianta a fine corsa lasciando una agghiacciante scia di corpi immobili nel silenzio, dai quali si indovinano salire flebili atroci lamenti. E qui si vede qualcosa che non avremmo voluto vedere, ma che tutto fa meno che stupirci: due in bicicletta: arrivano, si fermano, uno tira fuori un aggeggio, filma l’agonia, poi tranquillo risale in pedale e se ne riparte, lemme lemme, senza ambascia; un secondo lo segue, come ad una scampagnata.

Gente di mer**, chissà chi erano. Eravamo noi, non prendiamoci in giro. Gli sciacalli siamo noi. Cioè sciamano passanti nel terrore, sbucano da tutte le parti, sconvolti, perfino un vecchio col bastone, e questi qui filmano e vanno, neanche che chiamano qualcuno, chiedono aiuto, sollecitano soccorsi, no, han l’aria di pensare, cazzo che storia, beh, tanto stanno arrivando tutti, se la vedranno loro. Sicuro che due minuti dopo hanno postato tutto scrivendoci sotto: iscrivetevi al mio canale.

Eh già, lo sciacallaggio indotto dai social che però non lo inventano, la tecnologia è demoniaca nel senso che tenta, ma la tentazione poi la accoglie l’umano, non lo strumento, ed è la stessa dai tempi della mela. Cosa siamo noi oggi? Prede, bersagli potenziali di malinconici stragisti, “è lui la vera vittima, cercava di dirci qualcosa”, e qualcuno, di slancio, lo blocca, “per dimostrare che l’Italia non è finita”, caro Luca Signorelli sei un eroe ma anche un illuso; ma altri, molti, troppi altri ci guarderanno, ci riprenderanno, sciacalli del quotidiano, jene tra noi, come noi, forse noi? La cosa allucinante di questo breve filmato, una quarantina di secondi, sta nella normalità, nella naturalezza con cui questi due ciclisti si comportano e nella rassegnazione che, ancora una volta, ci prende e ci sorprende mentre guardiamo: vedi un po’ come sono, come siamo, ma non c’è niente da fare.

Asseufatti a tutto, inclini a trasformare tutto in un sordido reality: non è la prima volta che sappiamo di morti ammazzati scavalcati o ripresi, di violenze e botte infantili con altri mocciosi che filmano e ridono, lo show dei pagliacci macabri si scatena con gli omicidi di paese di vent’anni fa e arriva alle stragi fresche, jihadiste, ma potreste essere gentili e chiamarle incidenti, disgrazie, sciagure, il grido di dolore di un poeta della melanconia che ci stermina per troppo amore, perché non lo capivamo, perché “era bullizzato”. A 31 anni.

Nell’inverno della nostra ragione, fatta emergere da questa strage romantica, sta la rimozione forzata, la falsa coscienza, la dissonanza cognitiva o semplicemente la viltà infame di chi scarica la responsabilità su una mancata integrazione che, viceversa, è riuscita in pieno, a tal punto da raggiungere la propria sconfessione: il discriminato “ragazzo italiano”, triste e solitario, è un viziato trentenne, accolto, cresciuto, allevato, erudito, che alla fine, capriccioso, dice, scrive al mondo: bastardi cristiani di merda, io voglio il lavoro che voglio, nel posto che voglio, secondo i crismi che voglio, se no vi brucio voi e il vostro Gesù Cristo, avete capito, brutte merde. E ci vuole il coraggio del leggendario Piantedosi a liquidare la faccenda siccome “poi ha chiesto scusa”. Eh, no: questo è perfetto bimbominkiah convertito allo stragismo, un maranza fuori controllo ma anche questi possono fare un macello, per troppa integrazione, perfetta integrazione, compiuta integrazione.

Max Del Papa, 19 maggio 2026

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