Lo ha già detto Alessandro Sallusti questa mattina nel suo editoriale: Meloni ha perso, il governo ha perso, ma certo la sinistra non può ridere troppo. A dimostrarlo c’è infatti l’analisi che Nando Pagnognelli ha consegnato stamattina al Corriere della Sera sui flussi del voto di domenica e lunedì al referendum sulla giustizia. Ed è una analisi che forse in parte spegne la caccia ai “traditori” del centrodestra e accende un faro sul vero ago della bilancia. Ago su cui però con ogni probabilità Elly Schlein e Giuseppe Conte non potranno contare alle prossime politiche previste nel 2027.
Ci spieghiamo. Partiamo dai voti in base ai partiti. Come aveva certificato ieri sera anche Tecnè durante la diretta di Quarta Repubblica, tutto sommato all’interno dei partiti c’è stata un fisiologico tradimento interno dei propri elettori. Il 10% di chi si dice di Forza Italia ha votato No (e questo, un po’, sorprende) così come il 12% dei leghisti. Percentuali che più o meno si ritrovano anche nei partiti di sinistra, con l’8,6% di dem che hanno scelto il Sì e un più sostanzioso 16,8% di pentastellati. Più divisi tra favorevoli (31%) e contrari (68%) gli elettori centristi.
La vera sorpresa sta però nella colonna di chi si definisce “indeciso” rispetto a chi votare in caso di elezioni politiche e quella di coloro i quali, qualsiasi cosa abbiano votato ieri, sono convinti che nel 2027 non andranno alle urne. Insomma: il partito dell’astensione. Una grossa fetta di elettorato disilluso dalla politica ha scelto ieri di andare a votare per il referendum (“oltre un terzo di chi non votò alle elezioni di due anni fa è andato alle urne”, scrive Pagnoncelli) e l’ha fatto in massa sostenendo il No (il 75,2% per gli indecisi e il 65,2% per il non voto).
Qual è il problema per Schlein e Conte? Che questo elettorato ai sondaggisti ha confessato: oggi voto No, ma domani torno nell’astensione. Dunque per il Campo Largo si aggiunge un problema a quelli già noti. Non dovranno solo trovare una sintesi difficile tra i programmi per cercare di formare una coalizione coesa, cosa non semplice andando da Bonelli a Renzi, ma soprattutto dovranno convincere il partito dell’astensione a recarsi alle urne. E se il “Sì o No” in difesa della Costituzione e contro Meloni ha funzionato, non è detto che accada di nuovo. Basti pensare che il No ha fatto il botto tra i 18 e i 28 anni. E i giovani che ieri sono scesi in piazza sventolavano le bandiere Pro Pal, di Potere al Popolo e altre sigle della sinistra estrema. Che considerano il Pd come, o forse pure peggio, di Fratelli d’Italia.
Franco Lodige, 24 marzo 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


