“Quello che sta succedendo mi mette in gioia e speranza”. Rosi Braidotti, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, guarda alle mobilitazioni studentesche e vede una generazione “sveglia, arguta, informata”. Bene. Ma mentre si celebrano i giovani che scendono in piazza, c’è una domanda che meriterebbe altrettanta attenzione: che cosa facciamo dei violenti che in quelle manifestazioni per distruggere e aggredire?
Perché protestare è un diritto. Devastare una scuola, assaltare un negozio o prendere a sassate un carabiniere no. E il problema non è riconoscere le ragioni di chi manifesta pacificamente. Si può ammirare la partecipazione politica dei giovani e, contemporaneamente, pretendere una condanna senza ambiguità degli assalti. Anzi, è proprio questa distinzione a tutelare chi manifesta pacificamente. “GenZ è molto particolare – ha aggiunto la studiosa – non si riconoscono in una forza politica, sono uniti e hanno un senso dell’uguaglianza, della solidarietà e dell’inclusione che io ammiro profondamente. Il fatto che si mettano in moto in questo modo è molto significativo. L’agenda politica non riguarda solo i loro problemi immediati, che già sono notevoli, ma sono persone radicate nel mondo. Una generazione planetaria che corre in rete. Quindi: la guerra, la pace, la solidarietà con altri popoli, la resistenza al razzismo, le questioni di povertà. C’è tutta una visione che la sinistra dovrebbe ascoltare sul serio. Hanno tutta la mia solidarietà e la mia ammirazione. Bravi”.
E va bene che l’intervento della Braidotti risale a venerdì, quindi prima del saccheggio di Milano di sabato e domenica ad opera dei maranza. Ma non è che quel giorno le cose fossero andate molto meglio, anche se sembrano ormai superate dai fatti meneghini. A Torino c’era stata una sassaiola degli studenti contro gli agenti, poi lanci di bottiglie, bastoni. Tre minorenni arrestati. A Bologna stessa storia. E il giorno prima erano andati in scena i raid degli incappucciati nelle scuole torinesi, in alcuni casi costringendo anche i bambini delle elementari e le loro maestre a scappare dalle aule. Senza contare che la domanda della Gruber riguardava anche la Francia, dove le violenze vanno avanti da giorni e molto più gravi di quanto visto nel Belpaese.
Sarà Gen Z, saranno “diversi” dalle generazioni precedenti, saranno interconnessi e poco politicizzati. Ma più che “bravi”, secondo noi meriterebbero uno schiaffone.
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