Vogliono fare la rivoluzione. Sfidare il sistema. Combattere il potere costituito. Affrontare la polizia. Poi, però, quando la situazione si scalda, ecco la frase che vale da sola tutto il filmato: «Avete fatto piangere una persona».
Signore e signori, benvenuti nella rivoluzione studentesca del 2026. Quella in cui si cerca lo scontro con le forze dell’ordine, ma poi ci si indigna se le forze dell’ordine reagiscono. Quella in cui il coraggio rivoluzionario sembra avere una scadenza piuttosto breve: dura fino al momento in cui qualcuno si mette a frignare.
La scena arriva da un video attribuito al Kollettivo Studentesco Autonomo di Torino, nel clima delle proteste che stanno attraversando gli istituti della città. Si vedono momenti di tensione con la polizia e, nel finale, alzando l’audio e ascoltando bene, si sente qualcuno lamentarsi perché una persona sarebbe scoppiata in lacrime. “Avete fatto piangere una persona”. Ma poverina.
Ora, sia chiaro: la polizia deve sempre intervenire nel rispetto della legge e con una forza proporzionata. Questo non è in discussione. Ma c’è qualcosa di irresistibilmente comico nella contraddizione tra l’immaginario barricadero di certi collettivi e la lamentela finale. Perché se scegli di andare a cercare lo scontro, magari con il volto coperto, non puoi poi stupirti che dall’altra parte ci siano agenti incaricati di mantenere l’ordine pubblico, che quindi usano idranti e perché no anche manganelli. Non funziona che tu possa giocare al rivoluzionario e pretendere che la polizia faccia da comparsa.
Una volta c’erano quelli che volevano mettere a ferro e fuoco il sistema. Oggi abbiamo quelli che sembrano volerlo abbattere, purché nessuno si metta a piangere. La rivoluzione può attendere. Prima bisogna asciugare le lacrime.
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