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Quello che un’opposizione intelligente non dovrebbe fare

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Consiglio non richiesto alle opposizioni: ci sono mille ragioni, non solo una – per chi le cerca – per criticare il governo, la maggioranza, o parte di essa. Per criticare culturalmente – penso ai grillini – una deriva oscillante tra pauperismo e giustizialismo, e anche per criticare politicamente – penso ai leghisti – l’approccio psicologico di chi, giustamente compiaciuto per un consenso crescente e per tanti versi meritatissimo, commette a volte l’errore di consentire troppo a un alleato impresentabile.

Quindi, è doveroso per l’opposizione incalzare, proporre alternative, cogliere le contraddizioni della maggioranza, e – in prospettiva – tentare di convincere di nuovo quote crescenti di elettorato, missione per ora drammaticamente fallita da Pd e Fi (come attestano i sondaggi del weekend, per loro assai penalizzanti).

Questo lavoro delle opposizioni è l’essenza della democrazia, è la fisiologia stessa dei sistemi occidentali.

L’unica cosa che delle opposizioni intelligenti non dovrebbero mai fare è – invece – quella che mi pare facciano regolarmente in Italia: tifare contro il Paese, dare la sensazione di gongolare ad ogni punto di salita dello spread, fare la ola alle (spesso indifendibili) sortite dei Moscovici di turno.

È un errore drammatico, tante volte commesso dalla sinistra contro i governi del Cav, fino al picco del 2011, ma ora ripetuto (perfino da alcuni esponenti di Fi…) verso il governo gialloverde.

Eppure, basterebbe ricordare una regoletta elementare: l’obiettivo non è battere la controparte politica in una specie di partita privata, ma convincere le decine di milioni di persone che assistono al match.

Daniele Capezzone, 26 novembre 2018