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Questa pagliacciata di Fico mi sta sul gozzo

Nella bufera per la super barca, l’ex presidente della Camera trasforma le contestazioni in persecuzioni: ecco l'ultima incredibile trovata

Roberto Fico Gozzo
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Ai grillini o quello che sono sta sul gozzo la democrazia: loro possono, debbono insultare, insinuare a suon di vaffa, di o-ne-stà, per dire tutti ladri tranne loro, il populismo tramviario o marinaro di trista memoria ma appena gli piove addosso una critica tragediano, fanno la sceneggiata napoletana, meroliana che vuol dire fanno il vittimone, usano tutto per il proprio tornaconto, “chiagne e futte”, secondo eterna filosofia partenopea. E più gliene arrivano più chiagnono. Al Fico riemergente, riaffiorante in campagna elettorale è rimasta sul gozzo la critica del gozzo e, in una straziante mise en scene dal ponte del gozzo, chiagne per prepararsi a fottere: non ci fermeranno con le schifezze, offendono voi più di me, le solite tirate qualunquiste da “io, voi”, ma i voi, il mercato elettorale, sulla barca di Fico non ci salgono: al massimo lo guardano tirarsela con la tirata opportunistica, e quant’è bella Procida, quanto siete belli tutti e quanti, stiamo vivendo una grane sfida, un’avventura, un sogno, contro tutti i cattivi e i potenti ma non ce la faranno, non ci affonderanno.

E come no, i poteri forti oscuri, malvagi, antimeridionalisti, invidiosi, non si sa di che. Quelli come Fico sono bravissimi nell’ars teatrandi che è eterna, non teme la modernità tecnologica, loro vanno oltre l’intelligenza artificiale per dire la realtà aumentata o contraffatta, quella loro di realtà è talmente impune da non patire confronti e si abbevera alla farsa da lacrime napulitane, il dir niente per dir niente che però piace, suona bene a un certo tipo di plebe, di clientes, di suggestionabili, di fessi: un rosario di sgangherate frasi fatte, la trovata un po’ parageniale e molto paracula di arringare la folla, esigua, dal ponte, dal gozzo. Achille Lauro, l’armatore, non il “cantante” sanremese, era più serio, almeno regalava pasta e paia di scarpe, mica la fuffa dell’aria che cammina, delle formule lacrimose.

Dice il Fico: le schifezze su di me. No, tu facevi il pauperista che arrivava in autobus fino alla Camera, in sfida diretta con quell’altro che ci entrava con gli stivali di gomma infangati, e dopo cinque anni ti sei fatto la barca; tu, abbiamo letto, te la faresti scortare da mezzi nautici statali, pubblici, tu, l’hai ormeggiata a Nisida, non si è capito se in modo regolare o meno. E la gente dice: uhè, quant’è bello Fico nostro, col suo andamento lento è diventato un commodoro. Dai, su, poche chiacchiere: nessuno ha mai capito che abbia combinato Fico nelle sue stagioni di potere, perché, finiamola una buona volta col populismo troppo facile, non c’è casta come questi grillini che, partita sputando addosso al potere, vomitando addosso ad ogni forma di potere, ogni istituzione, stupidamente considerata ladra e malavitosa a prescindere, male endemico e ontologico da sanare con l’anarchia tecnocratica e finto democratica, fondamentalmente repressiva e totalitaria, vi sia entrato con la perentorietà di un elefante, per non volerne uscire più. Si sono fatti loro stessi potere, e con loro i giornalisti di servizio, gli house organ che, quando uno sciagurato dei loro chiudeva prigioniero il Paese obbendendo a ordini cinesi, schiena dritta schiena dritta facevano i consigliori, sussurravano al governo, si facevano i selfie come niente fosse. Tanto, servi, slurp, compromessi, “non liberi” sono sempre gli altri.

Eh, no. Nessuno come questa astrazione, nata da curiosi, misteriosi sodalizi fra un comico e un informatico, finanziata nessuno ha mai davvero capito come, perché un partito che in pochi anni arriva al governo non si improvvisa, o hai i soldi di Berlusconi o li devi trovare da qualche parte, e questa setta prestissimo degenerata in faide interne, tramutata in partito di dominio, con tutti i guasti dei partiti ma nessuna virtù, è attaccata come nessun altro al potere, alle sue lusinghe, alle sue prerogative, alle sue impunità; fanno molti danni, sono avventuristi, impreparati, incompetenti, inetti, ma ferocemente famelici; sostengono il peggio del mondo, i totalitarismi e le autocrazie da Hamas a Maduro, da Putin ai pasdaran, gli ayatollah, in totale disinvoltura ma insistono col qualunquismo e la faccia tosta: i corrotti, i non liberi sono sempre gli altri, noi siamo i puri, gli onesti, le vittime; fanno un casino infernale appena possono, dappertutto, se arrivano al governo in un paio d’anni bruciano duecento miliardi con trovate irresponsabili a suon di bonus, di banchi rotanti, di misure deliranti, della giustizia hanno un concetto spaventoso, eversivo, da legge del taglione, da “che c’è di strano se un innocente finisce in galera”, di magistratura sanno niente, la considerano potere di servizio e di vendetta, punitivo, inventano, distruggono, mettono in bocca a certi procuratori spericolati le bufale più tossiche su giudici vivi e soprattutto morti e non parliamo dell’informazione che considerano in modo a dir poco padronale, faziosissimo, censorio, basato sulla mitomania, sulla distorsione demenziale da “quello che sai è tutto falso, quello che non sai è vero”. Una logica da prova del diavolo, dimostrami che le pazzie che sostengo sono pazzie, dimostrami che il potere è buono. Poi ci entrano loro, nella “scatola di tonno”, scoprono che ci si può accomodare a lungo, magari per sempre, e chissà come esce fuori la barca. E se glielo fai notare, se gli chiedi conto di cose che non si danno la pena di giustificare, di dimostrare, proprio loro che fanno sempre le pulci a tutti, allora la buttano in cialtronata, “non ci fermeranno, fanno più male a voi che a me, uhè quanto siete belli”. Ma se i clientes napoletani di Fico gradiscono, e non c’è da stupirsi, buon per loro.

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Non per gli altri però, non per noi che ancora ci chiediamo l’essenza, la funzione, l’utilità, l’attività di Fico e di tutti gli altri compagni di potere dal Di Maio che sconfisse la sua povertà con una sinecura nel golfo Persico, al Di Battista puntuale defensor di ogni famigerato autocrate sulla faccia della terra, nessuno escluso, a quella che ha paragonato il ministro Valditara a un femminicida seriale, a quell’altra che, contraddicendosi in scioltezza, diceva “era un altro momento”, a tutti gli altri, nessuno escluso – avete mai trovato un grilletto serio, affidabile, competente, ho-ne-sto? – che hanno saputo discendere negli abissi di una politica di suo terrificante, abissale. Fico può fare la vittima fin che vuole, ma è a noi che il suo gozzo sta sul gozzo, tanto più che nessuno ha capito come ci è arrivato, come l’avrebbe meritato questo simbolo del potere timonato da un professionista del contropotere, dell’antipotere. Che non se ne dà per inteso, non se ne vuole proprio uscire, belli che siete, smacl smack, votat ammè.

Max Del Papa, 17 novembre 2025

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