Società

Questa qui dice di soffrire di ecoansia

Un video surreale racconta meglio di mille convegni la deriva emotiva del catastrofismo verde: meno dati, più gesti, virgolette e psicodrammi

Ecoansia
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C’è una entità, una cert* Diletta qualcosa in fama di attivista climatista, che pare un ibrido tra la fata Turchina di Pinocchio e Pinocchio “col vestitino di carta colorata” che dice delle cose allucinanti a proposito dei cambiamenti climatici che personalmente avverte prima in guisa di catastrofi percepite in virtù dell’ecoansia che l’avvolge da cui sogni quotidiani legati al collasso eco-climatico con la giornata permeata di inondazioni che però non tornano nella realtà per cui è questione di sacrificio mentale. Questo sicuramente.

Con grande gesticolar di virgolette, sapete le virgolette mimate con le dita come tutti quelli che non hanno neanche un’idea, neanche confusa, ma solo confusione nella testa da fata rosina. Però in piena convinzione, soddifazione di sé, della propria nebbia climatica, genderistica, propal, ah come come sono attivista, divulgatista, ah che percettività, e guardate che vestitino climatico, cioè io sento le cose come scientificamente accade solo che come le persone umane vivono il collasso eco-climatico non è collegato con quello che vive individualmente la Fatina Pinocchietta, virgolette virgolette, cioè bisogna decidere se accordarsi, virgolette virgolette ditine ditine, col proprio mondo interiore, virgolette ditine, o col mondo esteriore ditine virgolette. Ecco. Ma queste entità, magari la notte, prima di dormire, non è che gli viene un pensiero, un rimorso, tanto per citare il Nanni Moretti di “Caro Diario” dopo aver letto la recensione di “Harry pioggia di sangue”, quella dei “cappelli deliranti”.

Ecco. Io ho praticamente sbobinato il vocale, parola per parola. Perché “il mondo esterno non va coi nostri stessi ritmi e quindi bisogna decidere di base con chi dissociare”. Sì, io un’idea ce l’avrei, anzi direi che se si tratta di dissociarsi, siamo già un pezzo avanti. Missione compiuta. Fa un po’ spavento, ma che volete, ormai il livello generale è questo, dappertutto, per ogni cosa e a maggior ragione per il clima, che di suo sarebbe una scienza complicatissima, con delle costanti, delle leggi matematiche tipo lavagna di Einstein, invece com’è bello ridurre tutto alla peristalsi. Del resto lo dicevano le nonne, se mi fa male un callo, arriva il temporale, se mi sento disturbare chi sa che sta per arrivare. Però vuoi mettere la Pinocchia Fatina ecoansiosa con le sue allucinazioni in streaming su Instagram: alla fine del suo lucidissimo intervento, si alza, si dà una sistemata al vestitino di carta colorata ed esce dall’inquadratura: è andata a mangiarsi la merendina, pane e zibibbo e insalata di cavoli “con l’olio e con l’aceto”.

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Ve la ricordate la indimenticabile canzone di Pinocchio della mia amica Carla Vistarini: “Pinocchio ma dove vai Pinocchio ma cosa fai Pinocchio la fantasia è solo una bugia”. O una climateria, nel senso del climaterio. A questo punto, il minimo che può succedere è che venga arruolata da Alleanza Verdi Sinistra, ditine, virgoline, in virtù della competenza assodata. Tanto “è solo una bugia”. Ecco, qui sta il dilemma di questi tempi di intelligenza molto artificiale e psicagogia molto, o poco, naturale, insomma, per farla breve: questi ci sono o ci fanno? Vivono effettivamente prede della loro nebbia esistenziale o mettono in scena una dissociazione lucidissima nelle finalità ultime, che poi son sempre quelle, il mantenimento a vita, la paraculaggine premiata?

Il collasso eco-climatico. L’ecoansia profetica. I sogni quotidiani. Le inondazioni che non ci sono però ci sono perché è sacrificio mentale. “Ah io sono permeata di fiumi e inondazioni”. E giù gesticolazioni, quelle mani che si agitano inseguendo mondi, come la Mina più conturbante, ma voi che ne sapete se non siete boomers, e daje con le virgolette, ditine, figurazioni, pantomime, ammiccamenti, caporegista, vadooo? Vadi, fatina, vadi, ma… un po’ più al centro! Perché dall’altra parte c’è pure qualche ignoto che ha filmato il tutto. Ah, quasi mi dimenticavo il meglio: la didascalia che illustra l’intervento è squisitamente in tema con la dimensione dissociativa, sentite che roba: “Durante l’estate si moltiplicano le notizie su ondate di caldo estremo, incendi, alluvioni e altri eventi climatici sempre più intensi. L’esposizione continua a queste informazioni, insieme all’insufficienza delle politiche messe in campo per affrontare la crisi climatica, può alimentare quella che viene definita ecoansia: una paura cronica e persistente legata al cambiamento climatico. Secondo l’American Psychological Association (APA), non si tratta di una malattia, ma di una reazione emotiva e adattativa al degrado ambientale e al riscaldamento globale. Può manifestarsi con tristezza, senso di impotenza e, nei casi più intensi, insonnia e altri disturbi fisici. Ne abbiamo parlato con Diletta Bellotti, attivista e punto di riferimento nella lotta alle agromafie”.

Ed è tutto serio, badate bene, tremendamente serio, nessun sentore di ironia. Ci fosse stata, sarebbe un capolavoro dell’umorismo satirico alla Raimondo Vianello; siccome non c’è, è un capolavoro dell’horror perché gente così, che scrive queste cose, è veramente capace delle efferatezze più inimmaginabili. Altro che Henry pioggia di sangue. Ma forse siamo noi boomer che non cogliamo il rigore scientifico, la logica formale, induttiva, deduttiva, attiva, riflessiva, mediopassiva, la fantasia che è solo una bugia, la cifra attivistica tale che il nostro Franco Battaglia può solo fargli una pippa a una entità così. A proposito: attivista d’accordo, abbiamo capito, ditine, virgolette: ma con l’apostrofo o senza?

Max Del Papa, 8 luglio 2026

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