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Quirinale, comunque vada vincerà il Palazzo

Le trame per eleggere l’inquilino del Colle. Che non rappresenta gli italiani ma solo il Palazzo

draghi mattarella(4)

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Stante il nostro sistema elettivo, tutto fuorché democratico, le trame per eleggere l’inquilino del Colle che dovrebbe rappresentare gli italiani tutti e invece rappresenta solo il Palazzo, ci sono sempre state, anche squallide, anche losche, solo in camera caritatis, salvando la parvenza di decenza formale tipica del secolo borghese. Ma siamo in un altro tempo, dove l’unica vergogna è provare vergogna e per la prima volta maneggi e camarille non sono più segreti, avvengono in piena luce ad uso e consumo delle vendette trasversali veicolate dai giornali del potere.

I nomi bruciati

Draghi, sedicente nonno delle istituzioni, pretendeva l’investitura ostentando indifferenza, ma a lungo andare la sua si è rivelata una questua delle più umilianti anche perché destinata a sicuro logorio: consumato lui e bruciati tutti a cominciare da Berlusconi, che però essendo uomo di carattere ha saputo a sua volta scassinare il sempre meno super tecnico. In mezzo, una spoon river di candidati assai poco eccellenti, mandati al rogo uno dopo l’altro: Giuliano Amato, detto il dottor sottile per la propensione da azzeccabarbugli; Mario Monti, il vampiro più inviso agli italiani; Rosy Bindi, sempre più simile al Gabibbo; sotto a chi tocca, ora si dà per certo Pierferdinando Casini, che però sembra durare “come sugli alberi le foglie”, sostituito, Dio ci scampi, dal Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, uno dei poteri davvero forti di questo Paese ma totalmente inadeguato. Insomma siamo alla frutta. E adesso, pover’uomo?

La variante Draghi al Colle

Adesso, Draghi se mai salirà le scale del Quirinale, lo farà arrancando come un’anatra zoppa: i partiti, deboli, debolissimi, hanno colto l’allarme nella finta umiltà che mascherava la ybris e hanno serrato i ranghi, hanno cominciato il lavoro ai fianchi nel quale restano maestri. L’interessato, a dirla tutta, non ci ha fatto una gran figura. Ha dato l’impressione di pretendere l’investitura ora col ricatto capriccioso – se non mi incoronate, e subito, me ne vado – ora con astuzie da Prima Repubblica se non da regimetto, potenziando uno stato concentrazionario funzionale unicamente alle sue pretese e alla disperazione di parlamentari da quattro soldi, diciamolo pure, terrorizzati all’idea di una prematura morte di legislatura. Che bel quadretto!