
La criminologa più famosa d’Italia, ne ha combinata un’altra delle sue, prendendo una cantonata tipica di una dilettante allo sbaraglio. La cosa è avvenuta nel corso di Quarto Grado, con un certo imbarazzo da parte di Gianluigi Nuzzi, ed ha riguardato la misteriosa questione degli audio compromettenti che la stessa Bruzzone sta portando avanti come se fossero elementi di enorme importanza investigativa.
Tant’è che nella precedente puntata, la criminologa, dopo aver fatto capire che si trattava di materiale molto scottante, aveva dato per certo che la famiglia Cappa, con la quale ella starebbe collaborando attivamente solo per amore della verità, si era affrettata a depositare presso la Procura di Milano gli audio in oggetto. Audio nei quali, sempre secondo la Bruzzone, si ravviserebbero plurimi reati, tra cui la calunnia e la diffamazione.
Ebbene, il 18 marzo l’Ansa ed molte altre testate giornalistiche hanno pubblicato il seguente comunicato stampa, firmato dai legali della famiglia Cappa, Antonio Marino e Gabriele Casartelli: “Comunichiamo che ad oggi nessun componente della famiglia Cappa ha mai formalizzato alcun esposto-denuncia, né tanto meno depositato alcun audio”. Consapevole di ciò, il buon Nuzzi chiede alla Bruzzone spiegazioni in merito, dato ella 7 giorni prima aveva assicurato che l’iniziativa giudiziaria era andata a buon fine, con tanto di sorrisino soddisfatto.
La sua spiegazione, chiaramente raffazzonata, non credo che abbia convinto molti telespettatori. Il suo intervento è cominciato con la surreale ammissione di una verità lapalissiana: “qualcuno ha fatto dietrofront, rispetto a quello che mi era stato detto, non sono stati depositati – a suo parere – perché evidentemente qualcosa sarebbe cambiato da una parte”. Come si vede per capirci qualcosa servirebbe qualcosa di simile alla celebre Ultra, macchina usata dagli alleati per decrittare i messaggi in codice dei tedeschi.
Tuttavia, malgrado la colossale topica, la Bruzzone non si è affatto demoralizzata, anzi, essa ha rilanciato la posta, impegnandosi a depositare in prima persona detti audio, i quali a suo avviso conterrebbero elementi estremamente interessanti.
Ad una precisa domanda del conduttore, in merito alla possibilità di una regia dietro la misteriosa vicenda degli audio, la nostra è stata lapidaria: “Non penso ci sia una regia, lo so. Un conto è pensarlo, un conto è avere riscontro da quei pezzi li che hai messi bene insieme”.
Sempre più incuriosito, Nuzzi le chiede se sia una regia giudiziaria e mediatica. “Dal punto di vista giudiziario non lo so. Mediatico sicuramente”. “Con l’obiettivo di orientare opinione pubblica e indagini?”, chiede Gianluigi Nuzzi. “Assolutamente si”, risponde in modo perentorio la criminologa.
Il conduttore la incalza e le chiede se questa sorta di complotto sia finalizzato alla produzione di false prove, testimoni falsi e piste per incastrare qualcun altro (ogni riferimento ad un Sempio qualsiasi è puramente casuale?)
“Si, è quello che mi consente – sentenzia la Bruzzone – di dire quello che ho in mano e quello che vedo. Quello che prima era un sospetto, adesso è un convincimento”.
Insomma, di riffa e di raffa, la storia è sempre la stessa. La criminologa ancora molto presente nei vari salotti televisivi, anche se la sua popolarità sembra essere in caduta libera, pare che stia facendo i salti mortali per dimostrare che la nuova indagine sul delitto di Garlasco sia frutto di una sorta di pilotaggio mediatico – sebbene tra le righe dei suoi discorsetti sembrerebbe che il suo dito accusatore punti ancora più in alto – e che, di conseguenza, il tentativo di ribaltare le conclusioni della controversa sentenza con cui è stato condannato Alberto Stasi nasconderebbe del marcio.
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Cosa a cui evidentemente non credono gli attuali inquirenti, al pari di un crescente numeri di analisti e di semplici cittadini interessati alla vicenda, e che per questo ritengono che occorra andare fino in fondo per tentare di scoprire ciò che sia realmente avvenuto a Garlasco, in quel fatidico 13 agosto del 2007.
Non resta che sperare che prima o poi pure la temeraria Roberta Bruzzone se ne faccia una ragione, smettendo di prendere lezioni accelerate di falegnameria o di tecniche di spionaggio, aspettando in religiosa attesa che la Procura di Pavia, diretta dell’eccellente Fabio Napoleone, scopra finalmente le carte della sua inchiesta.
Claudio Romiti, 23 marzo 2026
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