Valter Lavitola rimane in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta avanzata dai suoi legali e confermato la custodia cautelare per l’ex editore, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato avvenuto davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. I giudici hanno inoltre confermato l’aggravante del metodo mafioso.
Nel corso dell’udienza di lunedì scorso Lavitola aveva rilasciato dichiarazioni spontanee, tornando a parlare sia del rapporto con Ranucci sia del proprio coinvolgimento nella vicenda. Tra i due, ha raccontato, “c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”.
L’ex editore ha ribadito di assumersi “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato. Ha però precisato che “l’idea della bomba” sarebbe stata di Clesio Gomes Tavares, al quale avrebbe affidato “un mandato in bianco”, ponendo come condizione che l’azione non provocasse danni fisici a nessuno.
I difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, indicando come possibile sistemazione un’abitazione in Basilicata. Il Riesame ha però respinto l’istanza, lasciando invariata la misura cautelare.
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